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27 marzo 2009

Quei prof che lavorano in nero per non perdere punti: la gilda dice basta

La vicenda era diventata di pubblico dominio a febbraio attraverso la trasmissione “Presa diretta” su Raitre. Cui seguì un’interrogazione parlamentare del Pd. Poi il silenzio. Ora Di Meglio scrive al Ministro Gelmini e al Direttore generale dell’Inps, a cui chiede una verifica incrociata sui contributi versati dai prof “vittime di un sistema malato”

di Alessandro Giuliani La Tecnica della Scuola 27.3.2009

La vicenda dei docenti precari che per non rimanere indietro nelle graduatorie di supplenza accettano, soprattutto al Sud, di lavorare in istituti privati con contratti al minimo o addirittura a titolo di gratuito era stata resa nota al grande pubblico circa un mese e mezzo fa.

Esattamente l'8 febbraio scorso, su Raitre: era domenica sera e attraverso il servizio “La scuola tagliata” del programma “Presa diretta” milioni di cittadini hanno appreso una realtà ai più sconosciuta. Nel servizio, realizzato da Domenico Iannacone, emergeva come alcuni aspiranti insegnanti campani rimasti fuori dalle supplenze nelle scuole statali erano a disposti a pagare pure di tasca loro, lavorando quasi un anno, pur di avere in cambio dagli istituti privati parificati un certificato di servizio per incamerare i 12 punti da inserire nella graduatoria.

Certo, per una parte di loro lo stipendio non sarebbe nemmeno stato meritato: basta dire che all’uscita dalle scuole paritarie gli studenti raccontavano, sempre nel servizio, che gli insegnanti non solo non segnano le assenze, ma anche che "i compiti in classe li facciamo con il libro davanti"