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secoloXIX

21 gennaio 2009

Scuole dell’obbligo, rebus iscrizioni

Donata Bonometti Il secolo XIX 21.1.2009

studenti elSe il buongiorno si intuisce dal mattino, il caos-iscrizioni non lascia spazio alla serenità per il prossimo anno scolastico. Il caos incomincia dalle date: si conosce con certezza solo il termine ultimo, il 28 febbraio, ma l’inizio è stato affidato all’autonomia: a Sestri tutte le scuole hanno aperto lo sportello l’8 gennaio, nel centro di Genova c’è chi ha già iniziato e chi inizierà il prossimo lunedì. E ci sono scuole che si arroccano sull’ultima data utile per l’apertura, il 2 febbraio, perché, spiegano, dettagli della circolare ministeriale continuano a non essere illuminanti.

Il dirigente di Sestri Ponente, Giacomo Buonopane, osserva: «Già le date delle iscrizioni sono così, a macchia di leopardo, cosa che favorisce la confusione. Che almeno i sindacati, il provveditorato, organizzino una conferenza dei servizi affinché quel che diremo alle famiglie genovesi su come sarà il prossimo anno scolastico». Il preside Buonopane, forse, vuole dire anche che andrebbe sostenuta la fiducia nel tempo pieno, vale a dire le 40 ore e che lui, nella sua scuola, cerca di garantirlo, notando che sin qui nessuna famiglia ha chiesto le 24 ore, cioè il tempo scuola minimo. Perché i temi cruciali di questo anno saranno appunto la possibilità di mantenere il tempo pieno e l’eliminazione delle compresenze, intendendo per esse gli insegnanti che lavorano insieme, nel tempo pieno ma non solo.

L’ultimo “fantasma”, infatti, è proprio il salto delle compresenze degli insegnanti. Che è indicato nella circolare. Sia nelle classi che si formano sia in quelle già esistenti. Il Cogede, coordinamento genitori democratici, affiancato anche da Sos Scuola, distribuisce alle famiglie moduli in cui si chiede che il modello di scuola scelto venga mantenuto, insomma una formale reiscrizione anche dei bambini che frequentano le classi “passanti”. Che non siano le prime. Ed è una provocazione: la realtà è che scuole senza compresenze vuol dire scuole senza supplenze: «Il salto delle compresenze, cui si aggiungono i finanziamenti che non ci arrivano se non con il contagocce, comporterà che l’anno prossimo rimanderemo i bambini a casa», tuona Virginia Marini, dirigente di Nervi, di Carignano, del centro storico