
| HOME PAGE | INDIETRO |
|---|
da ScuolaOggi 06 aprile 2009 La governance e la specificità degli Istituti Tecnici - 2 di Claudio Cereda, ScuolaOggi 06.04.2009 Sia TreElle, sia Confindustria, in forme non identiche prevedono la istituzione di un Consiglio di Indirizzo e Sorveglianza, forma moderna del vecchio Consiglio di Amministrazione previsto sin dagli anni 30, protagonista della fase alta della Istruzione Tecnica e distrutto dai Decreti Delegati del 74. Il Consiglio di indirizzo e sorveglianza Esaminiamo la proposta di TreElle: Istituzione del Consiglio di Indirizzo e Sorveglianza e contestuale autonomia statutaria con riserva di legge su compiti e caratteristiche del Consiglio
Forse TreElle ha tirato troppo la coperta dall’altra parte e non è detto che la sua sia la proposta ottimale, ma il nodo è lì. Chi, rispetto alla gestione della scuola, rappresenta l’interesse pubblico? Chi è disposto a finanziare conta qualcosa o resta fuori perché potenzialmente pericoloso rispetto all’interesse pubblico come chiede la CGIL? Come sciogliere il nodo del governo A mio parere il nodo da sciogliere è questo e lo riassumo schematicamente così: Riforme e politiche di bilancio Senza introdurre questo aspetto si fanno solo politiche di taglio senza effetto positivo. Si peggiora il quadro e si producono “riformine”. Tremonti deve far quadrare i conti ma il governo deve far quadrare l’Italia: i due aspetti sono correlati ma non coincidono. L’Ufficio Tecnico Era una istituzione storica delle scuole che gestivano dei magazzini importanti per la materia prima di laboratorio e per le lavorazioni svolte in conto terzi con produzione di tavole, fogli di lavorazione, …. Nel tempo la funzione è cambiata e oggi i capiufficio tecnico sono capi di loro stessi e si occupano di coordinare il lavoro degli Assistenti Tecnici, di un po’ di sicurezza e di politiche degli acquisti. Il passaggio al nuovo ordinamento Sarebbe importante che il passaggio al nuovo ordinamento possa avvenire in tempi brevi per poter dare un messaggio forte all’esterno e per ridurre la durata temporale della fase di coesistenza dei due ordinamenti. Durante questa fase, tanto per dirne una, una parte degli alunni fa 36 ore e una parte ne fa 32 e per di più, allo stato, è ancora in sospeso la questione della durata dell’ora di lezione che sarebbe diversa nei due casi: campanelle che suonano ad orari diversi, medesimi docenti che seguono alunni con orari diversi, … Una soluzione interessante, ma allo stato non prevista, potrebbe essere quella di partire nel 2010 con I, III e V in simultanea e continuare l’anno dopo con II e IV. Si risolverebbe in soli due anni il transitorio, non si avrebbero problemi per i bocciati e si avrebbe tempo e modo di fare un po’ di pratica nella gestione del quinto anno fatto in maniera diversa (approfondimento, orientamento, ricerca) e con l’insegnamento in inglese di una disciplina tecnico scientifica. Si avrebbe inoltre la possibilità, per un paio d’anni, di sperimentare le modalità con cui arrivare alla modifica dell’Esame di Stato. Infatti come dice l’articolo 6 “Le prove per la valutazione periodica e finale e per gli esami di Stato di cui ai commi 1 e 2 sono definite in modo da accertare in particolare la capacità dello studente di utilizzare i saperi e le competenze acquisiti nel corso degli studi anche in contesti applicativi. A tal fine, con riferimento a specifiche competenze relative alle aree di indirizzo, le commissioni di esame si possono avvalere di esperti del mondo economico e produttivo con documentata esperienza nel settore di riferimento.” La capacità di valutare in contesti applicativi la affronteranno direttamente gli istituti riformati, ma per l’esame di stato bisogna prevedere una prova pratica in cui si operi in laboratorio, in cui lo studente abbia modo di lavorare sul percorso di approfondimento su cui ha operato nell’intero anno scolastico, in cui la commissione possa accertare competenze non nei dieci minuti della fase di apertura di colloquio. Insomma se si parla sul serio di didattica laboratoriale, di problem solving, di valutazione in contesti applicativi … poi bisogna farlo. Si tratta di una partita grossa da giocare insieme al tema della certificazione delle competenze e rispetto a cui sarà necessaria una normativa specifica per l’esame di stato che porti, per i tecnici, o alla sostituzione della III prova o all’affiancamento con una quarta prova pratica. Per farlo servono provvedimenti di tipo legislativo ed è bene che essi siano preceduti da un lavoro di sperimentazione nella fase di avvio della riforma. |
|---|