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Bari vecchia, "Per i nostri figli scuola negata o di serie B"

Alla "Carducci" le iscrizioni sono state troppe e 38 ragazzi della città vecchia sono stati esclusi. Questo è solo uno dei casi di ordinaria discriminazione. Una madre racconta che suo figlio è stato escluso e quello del notaio preso. Il sindaco: "Non c’è nessun ghetto"

di Francesca Savinola Repubblica 18.03.2009

Gianluca è di Bari vecchia e l’anno prossimo frequenterà la prima media. Ma non ha una scuola: gli è stata negata due volte. Non può aprirgli le porte l’istituto San Nicola, a pochi passi dalla casa in cui vive: nel 2009-2010 la prima A avrebbe riempito solo tre banchi, troppo pochi per formare una classe.

Non aprirà le porte a Gianluca neanche la scuola media Carducci, in via San Francesco d’Assisi: le domande di iscrizione arrivate fino al 28 febbraio sono state troppe e l’istituto ha escluso 38 ragazzi. «Sono tutti i figli della città vecchia» denunciano le mamme del borgo antico di fronte alla notizia degli esuberi, resa ufficiale pochi giorni fa. Gianluca (il nome è di fantasia) è uno dei trentotto bambini le cui famiglie hanno appreso nel corso di un incontro le ragioni della mancata iscrizione. Avrebbe dovuto essere una riunione con i genitori, la presidenza e i rappresentanti di altre scuole medie, si è trasformata in una battaglia. Una settimana dopo lo racconta una madre, casalinga e moglie di un fruttivendolo: «Abito nella stessa strada di un notaio. Il suo bambino è stato iscritto, il mio no. E adesso?»

La preside Rosa Angela Ferrara ha risposto alle famiglie rendendo pubblica la graduatoria: sulla base degli indicatori stabiliti dal consiglio di istituto ogni bimbo ha avuto dei punti per iscriversi. Fra chi è rimasto a zero è stato fatto un sorteggio, che ha chiuso le porte della Carducci a 38 bambini. In altre scuole però è andata diversamente: dalla media Tommaso Fiore, che l’anno prossimo rischia di avere 115 bambini in più rispetto al limite, partirà una richiesta al Comune per l’allargamento del plesso.

Adesso i ragazzi di Bari vecchia dovranno trovare una alternativa. «Un luogo privilegiato di integrazione sociale» ammonisce il provveditore Giovanni Lacoppola in una circolare rivolta ai dirigenti all’inizio dell’anno scolastico. «Questo dovrebbe essere la scuola», riflette Lacoppola dall’Ufficio scolastico provinciale: «In questo senso continuiamo a predicare accettazione e accoglienza, anche nei casi di adolescenti "difficili" che solo attraverso la scuola possono essere recuperati». Ma fra i banchi i cognomi difficili a volte precedono i ragazzi, e anche nelle scuole lontane dal borgo antico si riformano i ghetti. «Classi scelte e classi spazzatura: i ragazzi si dividono in base al mestiere dei genitori» è la denuncia che si leva a più voci. Un’accusa che attraversa tutti gli istituti di Bari e che adesso rischia di abbattersi sui ragazzi della città vecchia rimasti senza una scuola media. «È una storia antica» scuote la testa un insegnante di matematica: nel suo istituto il cognome di un noto avvocato, padre di una ragazzina, era usato per pubblicizzare la classe in cui era iscritta la figlia. Il nome è una garanzia, lo è anche la professione. In una scuola elementare vicina al centro un docente universitario si è sentito rassicurare dalla preside: il suo bambino avrebbe avuto per compagni di classe solo figli di laureati.

«I presidi vogliono andare incontro alle richieste dei genitori» spiega una professoressa di inglese: «I criteri per la formazione delle classi spettano al consiglio di istituto e al collegio dei docenti: i primi in genere sono la compatibilità, la presenza di un fratello o una sorella nella stessa sezione, il mantenimento di piccoli nuclei di gruppi classe precedenti. Ma spesso si inserisce anche il desiderio dei genitori, ancora più spesso si precede quel desiderio con un eccesso di zelo che si trasforma in classismo»