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Piccole scuole, il governo contro la Regione

di G. Filetto e A. Zunino, la Repubblica-genova 20.06.2009

dominici«Occorrerà verificare la reale necessità di mantenere i piccoli plessi scolastici, anche perché non sempre questi offrono una buona qualità di servizio», dice Anna Maria Dominici. Nel suo "primo giorno di scuola" il direttore scolastico regionale, che ufficialmente si è insediato ieri negli uffici di via Assarotti, mette il dito sulla ferita, ancora aperta: il dimensionamento scolastico studiato dalla Regione, il piano di ristrutturazione della rete che cambia 23 scuole della Liguria, gli accorpamenti che negli scorsi mesi hanno sollevato le proteste di famiglie, presidi, docenti e studenti, tanto da presentare un ricorso al Tar con 4000 firme.

«So che l´entroterra ligure ha un territorio complesso e c´è il rischio che gli studenti debbano fare percorsi troppo lunghi per raggiungere le scuole - sottolinea il direttore - ma nei prossimi giorni parlerò con la Regione e, indipendentemente dagli orientamenti politici, verificheremo se un plesso va tenuto aperto o no, anche perché ne abbiamo 1.043, a fronte di 222 dirigenze scolastiche. Vedremo quali saranno le indicazioni della Conferenza Stato-Regioni, dopodiché tutti dovremo attenerci a questo pronunciamento e, soprattutto, alle indicazioni del ministro».

Le parole di Anna Maria Dominici lasciano intendere di essere stata inviata in Liguria da Maria Stella Gelmini con un preciso mandato, anche se al suo posto, a Milano, il ministro ha scelto Giuseppe Colosio, suo concittadino (di Remedello). Comunque, l´intervento del direttore si interpreta come una sorta di bocciatura del sofferto piano della Regione. Tanto che alle sue parole, rilanciate dalla stampa, è seguita (quasi in tempo reale) la risposta del presidente Claudio Burlando. Senza attendere l´incontro o una comunicazione ufficiale: «Salvare le scuole piccole è esattamente ciò che piace a noi», dice il presidente, pronto a sostenere questa tesi in sede di Conferenza Stato-Regioni, nel confronto con il governo. Burlando sostiene il piano, che non ha tagliato le scuole dei piccoli centri, e prova a spiegarne le ragioni: «È in atto un ritorno della popolazione all´entroterra che, secondo noi, va assecondato e non frustrato. Tagliare le scuole dei piccoli centri andava bene quando era in corso un depauperamento». Alle critiche della nuova direttrice scolastica, dunque, la Regione risponde a muso duro. «Il salvataggio delle piccole scuole di montagna è un punto di forza di questo piano - osserva il presidente -: abbiamo un aumento di iscritti nell´entroterra, che sta rinascendo».

Burlando, tuttavia, distingue due categorie di piccole scuole: «Si possono chiudere le piccole scuole in città, perché a un chilometro di distanza ne puoi trovare un´altra; ma se cancelli un piccolo plesso dell´entroterra, significa costringere le famiglie a coprire distanze anche di dieci chilometri».