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REPPUBBLICA-PALERMO "Noi, le vittime della riforma" prof. all´esame del piano Gelmini Cristoforo Spinella , la Repubblica 01.09.2009 Palermo Il ciclone Gelmini non si è abbattuto solo sui precari. Anche per molti insegnanti di ruolo le cose rischiano di cambiare, e non in meglio: «Persone che lavorano da 10-15 anni si ritroveranno senza cattedra - racconta Virella Saia, docente di tecnologia - Molti altri, invece, saranno costretti a insegnare in più scuole contemporaneamente. Io, ad esempio, continuerò a lavorare alla media Verdi ma avrò anche due classi alla Sciascia, perché dovrò coprire il taglio di un terzo dei posti nella mia disciplina. Ma devo considerarmi fortunata: se una mia collega non fosse andata in pensione a giugno, adesso anch´io sarei senza cattedra». Meno docenti, quindi, ma non meno alunni. Così le classi rischiano di scoppiare: «Come si fa a stare attenti alle esigenze degli alunni quando ce ne sono 28-30? - accusa Enzo Patti, che insegna lettere all´istituto comprensivo Palumbo di Castelbuono - Secondo me la riforma Gelmini non ha alcun idea pedagogica alla base, punta solo sui tagli: da noi ci saranno due ore in meno nel tempo scuola normale e tre in quello prolungato. Con il paradosso di avere solo un´ora a settimana per una materia come la geografia. Cosa si può insegnare in questo modo?». Alla scuola media Quasimodo di Brancaccio i tagli al fondo d´istituto hanno scatenato l´emergenza ancora prima dell´inizio dell´anno scolastico. «Non abbiamo i soldi neppure per comprare i detersivi», racconta Mila Spicola, docente di educazione artistica. «Da noi i tagli delle materie avranno effetti disastrosi - denuncia - Quest´anno ci saranno due ore in meno di italiano: ma la Gelmini si rende conto che qui molti ragazzi l´italiano neppure lo parlano?». Le classi piene di alunni non sono solo un problema didattico. A Palermo è la stessa edilizia scolastica rappresentare un´emergenza. «Dal punto di vista della sicurezza, le nostre classi sono assolutamente illegali - dice Spicola - Se ci fosse un incendio o un terremoto, sarebbe impossibile scappare. Per denunciare questa situazione, non escludiamo di chiamare i vigili del fuoco e bloccare così l´attività didattica. D´altronde, come possiamo educare alla legalità in un contesto del genere?». Per i licei, invece, la riforma partirà dall´anno scolastico 2010-2011. C´è tempo per organizzarsi, quindi? Non lo pensa Ferdinando Siringo, professore di lettere al socio psicopedagogico Danilo Dolci di Brancaccio: «Gli alunni iscritti quest´anno si ritroveranno con testi scolastici e programmi di studio non più in vigore. Materie obbligatorie diventeranno opzionali e loro dovranno rifare tutto daccapo: un vero caos». Gli effetti immediati, comunque, non mancheranno: «Anzitutto la precarietà del personale tecnico-amministrativo e quella dei docenti. Negli ultimi 5-6 anni abbiamo avuto gli stessi insegnanti che, pur non essendo di ruolo, ormai conoscevano bene l´ambiente e le condizioni di lavoro. Erano il 30-35% dei docenti: chi li sostituirà adesso?». Le previsioni sulla riduzione oraria, poi, non sono confortanti: «Dovremo passare da 36 a 29 ore a settimana, praticamente un giorno di scuola in meno. È un cambiamento violento che non è stato preceduto da un dibattito serio, perciò credo che le mobilitazioni saranno inevitabili». Se i tagli colpiranno le materie curriculari, ancora peggio andrà alle sperimentazioni: «Praticamente non esisteranno più, mentre le co-presenze saranno abolite di fatto - accusa Massimo Neglia, che insegna scienze motorie alla scuola media Gregorio Russo di Borgo Nuovo - Sul tempo prolungato, poi, ci saranno altri tagli». «La Gelmini ha garantito che sarebbe stato garantito nelle scuole in cui già c´era - aggiunge Mila Spicola - Ma mentre in Lombardia esiste nell´85% delle scuole, in Sicilia esiste nel 3%. Perciò qui da noi continuerà a non esserci. Una vera beffa». A rischio - sostiene Neglia - c´è anche il personale Ata: «Come facciamo a garantire la pulizia e la sicurezza? Con il taglio di uno-due posti all´anno in ogni scuola, anche questa sarà presto un´emergenza». E gli studenti? «Vedrà, tra poco saranno le famiglie a infuriarsi - dice la preside Blandano - Un esempio? Con lo stesso numero di disabili, noi abbiamo perso il 30% degli insegnanti di sostegno, passando da 14 a 10. Con un Comune che non fornisce servizi di assistenza paralleli, a chi potranno affidare i ragazzi disabili? Cosa pensa che faranno le famiglie di fronte a questa situazione?». Abituata all´emergenza, la Blandano non si scoraggia: «La verità è che la nostra è quasi un´autogestione. Senza docenti e senza soldi, la scuola non affonda solo perché ci sono persone che in questo lavoro ci credono davvero». |
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