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I disastri della scuola che promuove tutti Se descrivessimo il sistema dell'istruzione in Italia con la terminologia della finanza, apparirebbe evidente che almeno al Sud avviene ogni anno un indiscriminato salvataggio dell'impresa-scuola, con una sopravvalutazione dell'attivo, ovvero delle competenze degli studenti diplomati. La conseguenza una università fortemente sovradimensionata. Mentre sarebbe necessario ricominciare a investire nella scuola dell'obbligo, con risorse progettuali oltre che finanziarie. Per esempio, si potrebbero misurare i progressi non solo per anno, ma anche per materia. di Salvatore Modica, La Voce 24.3.2009 Con la crisi finanziaria, che in qualche modo ci coinvolge tutti, s'è imparato questo termine “write-down”, che vuol dire “scrivi un numero più basso”, riferito al valore contabile di un titolo sopravvalutato. S'è capito che a questo punto il write-down di cui avrebbero bisogno gli asset nell'attivo dei bilanci del settore finanziario è diventato talmente pauroso che quasi tutti concordano vada in qualche modo ammorbidito. D'altra parte, tutti concordano anche che va fatta chiarezza per riallocare le risorse facendo riemergere le attività più produttive e ridimensionando quelle meno produttive; questo è essenziale per la crescita che, come magistralmente sintetizzava Daron Acemoglu qualche settimana fa su queste colonne , è fatta di innovazione e riallocazione. Se la scuola fosse un'impresa Lo snodo più importante, anche per le sue implicazioni sul mercato del lavoro, è quello delle competenze certificate con il diploma di maturità. Insegno Economia politica al primo anno di Economia a Palermo e il primo esercizio del compito d'esame che ho assegnato qualche giorno faera ripreso da un testo di terza media: “In una azienda ci sono 102 dipendenti, operai e impiegati. Se si tolgono i 3/4 di impiegati e i 2/7 di operai, il numero degli operai diventa doppio di quello degli impiegati. Quanti operai ci sono nella azienda?”. (1) Dei trenta studenti presenti, che oltre a essere diplomati avevano già sostenuto l'esame di Matematica generale, due hanno risolto il problema. Se l'azionista-contribuente chiedesse un write-down nel bilancio della scuola, per esempio stabilendo semplicemente quali esercizi del compito di maturità bisogna svolgere correttamente per essere promossi e inducendo gli insegnanti a non dichiarare il falso, provocherebbe il collasso dell'università al Sud. Il contribuente evita, pressato da vincoli di periodo breve. Ma così si impedisce una riallocazione di fondi per l'istruzione al Sud, importante per la crescita. Se il contribuente esigesse chiarezza nell'attivo, rappresentato dal capitale umano, del bilancio della scuola, sarebbe subito apparente che al Sud l'università è fortemente sovradimensionata. E che è necessario ricominciare a investire massicciamente nella scuola dell'obbligo, con risorse finanziarie ma soprattutto progettuali. L'università è sovradimensionata perché è gonfia di studenti che non hanno le competenze dichiarate nei loro diplomi. L'investimento nella scuola sarebbe opportuno per riallineare le competenze reali a quelle dichiarate. Ogni anno si provvede invece a una copertura indistinta dei costi del settore, a un “bail-out” si direbbe in finanza, lasciando a coprirsi di muffa i compiti irrisolti dei promossi in uscita dalla scuola e affidando all'università il compito di verificare le competenze in entrata e integrarle. Così facendo si palesa una imbarazzante non approvazione del bilancio della scuola e si impiegano risorse in modo inefficiente. Ma soprattutto si sbaglia ad assegnare il controllo alla parte che ha incentivo a manipolarlo: perché l'università ha il preciso interesse di stabilire gli standard in modo da evitare proprio il ridimensionamento di cui avrebbe bisogno. Un progetto per la scuola Note |
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