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La rivolta per il sabato a scuola Genitori e famiglie contro la Gelmini: con le ore di 60 minuti week-end a rischio La Stampa 30.3.2009, Raffaello Masci ROMA - Uno spettro aleggia su molte scuole: l’ipotesi che possa saltare la sacra istituzione del week end libero, tornando a scuola al sabato mattina per una questione di distribuzione dell’orario. È solo un’eventualità, ma il fatto stesso che venga posta è bastato a turbare i sonni di alcuni milioni di alunni (e altrettante famiglie). Quelli che, appunto, al sabato non vanno a scuola. Vent’anni dopo questa circolare, nel ‘99, è giunta la legge sull’autonomia scolastica che consentiva agli istituti un ampio margine nella gestione dell’orario. Questi due provvedimenti, incrociati tra loro, di fatto avevano permesso, a chi avesse voluto, di ridurre le ore di dieci minuti, senza tanti distinguo. Ora il ministro Gelmini ha deciso di mettere fine a questo andazzo e - quattro mesi fa, per l’appunto - ha presentato un regolamento che fa ordine in questa anarchia. Un regolamento che sarà in vigore dal 2010, ma il cui solo annuncio è bastato a mettere molte scuole nel panico. Anche se non tutte, beninteso, stanno nelle stesse situazioni: nelle elementari ci sono formule orarie molto diversificate (27, 30 e 40 ore settimanali) che consentono di gestire il problema con una certa elasticità. «Dove si fa il tempo pieno - dice Clara Gnaccarini, docente in una scuola di Collegno, alle porte di Torino - il problema non è mai esistito. Noi facciamo quaranta ore settimanali di sessanta minuti. Altrove si tratta solo di tornare a essere più responsabili: il recupero del tempo scuola andava fatto anche prima, ma molti istituti, specie al Sud, non l’hanno mai fatto. Ora devono tornare nelle regole. E gli strumenti ci sono. Per esempio, i rientri pomeridiani». Più problemi si presentano negli istituti tecnici industriali, dove l’orario è già di 36 ore: parlare di 50 o di 60 minuti all’ora fa una bella differenza. La maggior parte degli Itis fa lezione anche al sabato, molti hanno sperimentato la settimana corta, e l’idea di dover rinunciare anche a quella, dopo una tabella oraria tanto esigente, non piace. «Intanto va detto che la riforma Gelmini prevede una riduzione dell’orario per gli istituti tecnici da 36 a 32 ore settimanali, e questo già ci dà un respiro di sollievo - spiega Ernesto Totaro, preside dell’Itis John Neumann di Roma - ma il problema rimane. Molte scuole, poi, stanno utilizzando l’orario lungo, che vuol dire un’ora in più al giorno, ma anche questa sembra una soluzione dura, in quanto è difficile tenere in classe i ragazzi fino alle 14.30. La cosa migliore è quella pensata dal ministero: ridurre l’orario». Quanto alle famiglie, l’Associazione genitori dà una indicazione chiara per la salvezza del sabato. «L’autonomia scolastica dà facoltà di trovare soluzioni accettabili e condivise - dice il presidente Davide Guarneri - noi chiediamo solo tollerabilità della scuola con la vita familiare, rispetto delle norme sul recupero dei tempi di lezione e attenzione ai bisogni formativi dei ragazzi: il che vuol dire orario completo di 60 minuti, ma forse qualche ora di lezione in meno» |
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