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1 febbraio 2009 L'istruzione e l'integrazione visti da nord-est Stranieri in classe: Il tetto arriva dal Pd Il sindaco di Vicenza: “Mai più di tre ogni dieci italiani” Anna Sandri
Vicenza il problema lo ha affrontato proprio guardando a quanto accaduto lo scorso settembre; l’assessore alla Pubblica Istruzione Alessandra Moretti (che è anche vice di Variati, e avvocato) ha riunito intorno a un tavolo i dirigenti scolastici degli istituti di Vicenza e l’Ufficio scolastico provinciale. Ha messo al lavoro l’ufficio anagrafe, ha scoperto che il prossimo settembre in 49 prime elementari di 23 scuole, entreranno 1.045 bambini. E ha messo nero su bianco un provvedimento che ha raccolto il plauso del dirigente scolastico provinciale Carmela Palumbo. «E’ chiaramente un provvedimento pensato a tutela dei bambini - spiega l’assessore Moretti -. Puntiamo a favorire l’integrazione, a non creare classi, o peggio ancora scuole ghetto». Vicenza ha un numero elevato di stranieri residenti; moltissimi sono i filippini, ma non c’è Paese che non sia rappresentato. «Abbiamo notato che le famiglie straniere tendevano a puntare su una sola scuola: c’erano classi con un numero esagerato di bimbi stranieri, ma allora come è possibile parlare di vera integrazione? Finivano per stare sempre tra di loro». Sul provvedimento, e sui consensi che riscuote, insorge la Lega veneta e in particolare finisce per essere chiamato in causa Gianpaolo Vallardi, già sindaco di Chiarano in provincia di Treviso e oggi senatore. Da primo cittadino, nel 2007, aveva proposto la stessa cosa: un tetto del 30 per cento nelle iscrizioni dei bimbi stranieri. Il Pd si era alzato in piedi compatto e aveva abbandonato l’aula gridando «è illegale». «Dalla sicurezza al federalismo, passando per l’immigrazione, questi sono sempre all’inseguimento - commenta oggi - ma non importa, va benissimo. Quel che conta è che alla fine su questi temi ci sia convergenza». Per lo stesso direttore regionale Palumbo, quella della Lega era «un’idea di contenuto politico, non fattibile», mentre oggi approva e sottoscrive. «Perché non c’è niente in comune - assicurano da Vicenza -. Loro volevano classi ponte, isolamento. Noi pensiamo solo all’integrazione, ai vantaggi per gli alunni e a una nuova idea di scuola |
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