
DOMANI 246 MILA STUDENTI TORNANO SUI BANCHI
Parte la scuola dei tagli
La maestra fa il bidello
Duecento collaboratori scolastici in meno. Libri, boom di richieste d'aiuto
Maria Teresa Martinengo la stampa 13.09.2009
TORINO - Come accadeva nelle scuole di montagna o campagna 50 anni fa, da domani ci saranno maestre che torneranno ad aprire e/o a chiudere la loro scuola: saranno maestre, sorveglianti, bidelle. I risparmi del ministro Tremonti restituiscono alle famiglie una scuola molto più povera di quella lasciata a giugno, a cominciare dalla drastica riduzione degli operatori scolastici incaricati di pulire (in tutti i casi in cui non c’è una cooperativa addetta), di sorvegliare, di aprire e chiudere il «plesso» e di intervenire in aiuto degli alunni disabili. Ed è solo l’inizio. Ogni scuola sa cosa l’aspetta l’anno prossimo. Chi s’è visto tagliare 2 bidelli ora, sa che nel 2010/2011 altri 4 o 5 spariranno.
Le situazioni compromesse sono numerose. L’istituto comprensivo di Corio, per esempio, che copre anche i comuni di Levone, Barbania e Rocca. La professoressa Caterina Cerva Pedrin spiega che «le sedi sono 11 per 4 materne, 5 primarie, 2 medie. A Levone, sarà la maestra più giorni la settimana ad aprire o chiudere, stessa cosa alla materna di Benne».
La direttrice dei servizi amministrativi Alessandra Rostagno: «Avevamo 23 collaboratori scolastici, ce ne hanno tolti 3. L’anno prossimo scenderemo a 14, sempre con 11 plessi da aprire, pulire, in cui fare vigilanza. Anzi, può essere che ci chiudano Levone, ma non cambia la sostanza. Già oggi abbiamo dovuto scegliere tra apertura e vigilanza o pulizia pomeridiana. D’altra parte, il contratto di lavoro va rispettato, non posso chiedere al collaboratore l’orario spezzato». Alessandra Rostagno precisa: «Tutto va a diminuire. La vigilanza sugli ingressi, per esempio. E i genitori dovranno capire che le cose sono cambiate, che tutti dovranno metterci buona volontà».
In molti altri comuni del Torinese la situazione è simile. Il comprensivo di Fiano ha sedi anche nei comuni di Robassomero, La Cassa, Vallo e Varisella. «Ci hanno tagliato 5 operatori su 30 - dice la dirigente Antonietta Guadagno - ed è quasi certo che andremo incontro a problemi di sorveglianza, con ore scoperte. In particolare nella scuola materna. È una situazione difficile».
A Torino, il comprensivo Cena di strada San Mauro ha avuto un bidello in meno. «Considerato l’aumento di alunni disabili ed in particolare con 8 che passano dalla primaria alla secondaria - dice la dirigente Marinella Principiano -, dove abbiamo parti di edificio non comunicanti, ci saranno problemi seri». Alla Cena ci sono tre allievi in carrozzella e due alimentati con il sondino. «Abbiamo bisogno di accudimento per questi bambini che ogni ora devono essere idratati tramite “peg”. I nostri bidelli avevano fatto dei corsi al Regina Margherita e con infermieri dell’Asl... Trovarci con uno in meno vuol dire rinunciare a qualcosa: pulizie, sorveglianza affinché nessuno si faccia male. Non si rinuncia alle attenzioni verso questi bambini, che significano grosse responsabilità».
Alla direzione didattica Salgari, la dirigente Enrica Golzio racconta che la sua scuola è passata da 30 bidelli nel 2000 agli attuali 18 (erano 20 lo scorso anno). «Per noi, che abbiamo 4 plessi, è stato un taglio drammatico. A parte il disagio quotidiano, è certo che avremo difficoltà nelle materne e con gli alunni disabili. Ci sono bambini con distrofia progressiva, uno che non può alzarsi per le funzioni fisiologiche e richiede due operatori, altri che non hanno il controllo sfinterico e devono essere cambiati».
Diego Meli, segretario regionale della Uil Scuola incalza: «L’elenco delle scuole che hanno chiesto operatori in più è lunghissimo, si va dalle medie Meucci nel centro città alla Gramsci di Settimo, agli istituti comprensivi Padre Gemelli, Regio Parco, di Torre Pellice o Bricherasio, alle direzioni didattiche di Caselle, Avigliana, alla Pacchiotti». L’elenco è lungo quasi quanto l’elenco di tutte le scuole dell’obbligo. «Noi poi dobbiamo pensare all’utenza, ma anche ai lavoratori. A Torino 120 persone non hanno più avuto la nomina. Molte situazioni spezzano il cuore. Per questo chiediamo alla presidente Bresso di darci certezze».
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