
LAVORO, MIGLIAIA DI INSEGNANTI A RISCHIO... E LA CHIAMANO SOCIETÀ DELLA CONOSCENZA
di Lucia Venturi
LIVORNO. Le cifre sui posti di lavoro a rischio si gonfiano ogni giorno che passa, per effetto di una crisi che dai mercati finanziari si sta riverberando in maniera sempre più massiccia sull’economia reale. A questi si aggiungono, non direttamente per effetto della crisi economica, ma per i tagli avviati sul settore scolastico dai provvedimenti decisi dal Governo e per effetto della finanziaria, anche quelli che coinvolgeranno la scuola.
Saranno 20mila i posti di lavoro a rischio per gli insegnanti supplenti, a partire dal prossimo anno, secondo una ricerca della Uil scuola, che si aggiungeranno agli altri 20 mila docenti che lo hanno già perso negli ultimi due anni. A questi vanno poi aggiunti altri 8mila posti a rischio che riguarderanno gli impiegati nel settore amministrativo e ausiliario.
Uno dei temi – quello dei precari -che stanno nelle motivazioni per cui la Cgil ha convocato lo sciopero del pubblico impiego e dei metalmeccanici di venerdì prossimo. Un problema sociale che coinvolge direttamente chi subirà questo drastico ridimensionamento degli occupati del sistema scolastico e un problema sociale perché coinvolge un segmento strategico per il futuro di un paese, sia che lo si voglia considerare dal punto di vista civile, sia che lo si voglia vedere solo dal lato strettamente economico.
Un paese che non ha una scuola capace di formare le generazioni che andranno a rappresentare il corpus civile del futuro e quindi cittadini, dirigenti, amministratori, imprenditori e via andando, è un paese che fonda le sue radici nella sabbia. E facilmente è quindi soggetto a crollare.
Scenario che si aggrava se pensiamo che – soprattutto in questa fase di crisi economica-ecologica ma più in generale per uno sviluppo delle capacità cognitive dei ragazzi - ci sarebbe invece ancor più bisogno di formare gli studenti dato che la sostenibilità abbisogna di capacità critiche e approfondimento maggiori che in passato.
«Una nazione può dire di avere una buona scuola soltanto se questa riesce a compiere una duplice missione: trasmettere i fondamenti del vivere insieme e offrire, a chiunque abbia talento e motivazioni, posizioni sociali di rilievo» scrive John Elkann, in qualità di vicepresidente della Fondazioni Agnelli oggi sul giornale di confindustria per lanciare lo studio e le proposte che la fondazione presenterà oggi sulla scuola e sul corpo docente.
«La qualità della formazione delle persone- continua Elkann-è un fattore fondamentale per le capacità di competere di un paese» e non è un caso che nel documento sulla competitività di Lisbona si raccomandava ai paesi europei di destinare almeno il 3% del Pil alla formazione e alla ricerca.
«Ridurre l’impegno in questo campo-secondo il vicepresidente della Fondazione Agnelli -sarebbe poco lungimirante, poiché la ripresa economica –quando e come avverrà-sarà certamente più propizia per chi avrà maggiori capacità d’innovazione: per chi cioè avrà formato persone di qualità e le saprà impiegare al meglio».
Ora se è evidente che la formazione non passa solo ed esclusivamente dai numeri delle persone impegnate a fornirla, è altrettanto evidente che richiedere un maggiore impegno nel corredare i saperi di qualità e innovazione non può prescindere “anche” dai numeri delle persone vi sono impegnate. E non può certo assolvere all’esigenza d’innovazione il prevedere la possibilità di scaricare da internet i libri di testo, come recita la circolare emanata ieri dal Ministero dell’istruzione
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