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Scuola: si parte dalla Costituzione

Roma, 5 ottobre 2009, Giornata Mondiale dell’Insegnante
INSEGNANTI, COSTITUZIONE, SCUOLA
Centro studi nazionale Gilda degli Insegnanti
 

di Manuela Marchegiani

In occasione della Giornata Mondiale dell’Insegnante, istituita dall’UNESCO e celebrata ogni 5 ottobre in oltre 100 nazioni, il Centro studi nazionale Gilda degli Insegnanti ha organizzato un Convegno Nazionale, dal titolo Insegnanti, Costituzione, scuola”.

L’obiettivo prioritario del Convegno è stato quello di valorizzare il ruolo dell’insegnante, corpo vivo e vero attore di ogni cambiamento culturale e sociale e, al tempo stesso, di riflettere sul valore della nostra Costituzione, spesso citata come totem e al tempo stesso disattesa.

Nel “Discorso sulla Costituzione tenuto il 26 gennaio 1955”, Pietro Calamandrei, uno dei più autorevoli estensori della nostra carta costituzionale, rivolgendosi con grande entusiasmo ed enfasi ad una platea di studenti milanesi, li invitava ad essere sempre attenti a difendere la Costituzione, in nome di principi fondamentali quali la libertà, l’uguaglianza e la dignità umana:

la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità.

La scuola deve essere un luogo in cui diffondere con impegno la Costituzione, non solo come materia da studiare e da insegnare: l’ora di Cittadinanza e Costituzione, formalmente istituita dalla L. 169 del 30.10.2008 e rinnovata rispetto all’Educazione Civica a livello di metodo e di contenuti (cfr. Documento di indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione” n. 2079 del 4.03.2009), non può bastare per avvicinare i giovani ad una democrazia partecipata, tutte le discipline dovrebbero concorrere all’acquisizione di un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione,   a tutela della persona, della collettività e dell’ambiente.

Il giornalista de “Il sole 24 ore” Luigi Illiano ha sottolineato che la scuola è spesso intesa come unico contenitore in cui riversare tutti i problemi che affliggono la società.  Occorrerebbe, invece, una vera e propria alfabetizzazione sulla Costituzione (a scuola e in famiglia), affinché essa non sia bandiera da sventolare ma carta che sola può renderci figli della stessa Nazione.

Nella sua introduzione, Costituzione alla mano: i principi costituzionali sulla scuola disattesi dalla politica, Rino di Meglio, Coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, ha ricordato l’attualità di Calamandrei. Nel Discorso pronunciato al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale “Facciamo l’ipotesi”, il grande giurista parla di scuola come organo costituzionale,  finalizzato alla formazione della classe dirigente ed, in quanto tale, organo vitale di democrazia. Questa classe non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall’afflusso verso l’alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria, deve avere la possibilità di liberare verso l’alto i suoi elementi migliori perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società.

Nella scuola, bisogna trasmettere agli studenti l’importanza che l’istruzione riveste non solo per la realizzazione di se stessi, ma per il progresso collettivo.

Essenziale è, per Sandra Bonsanti, Presidente di “Libertà e Giustizia”, parlare non solo di diritto all’istruzione ma anche di dovere, di responsabilità morale, individuale e collettiva, poiché la società è fatta da tanti granelli, tutti fondamentali. Ognuno di noi contribuisce, infatti, allo sviluppo della società, come dice, del resto, l’art. 4 della nostra Costituzione: ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo la propria possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Nella Costituzione l’umanità è al centro, tutti sono importanti, tutti hanno i diritti fondamentali: diritto ad esistere, ad essere liberi, alla libertà di scelta, alla salute, al lavoro, alla manifestazione del pensiero. Grazie alla Costituzione, che illustra forme e procedure di divisione e distribuzione del potere, siamo cittadini e non sudditi.

Gherardo Colombo, ex magistrato, attualmente Presidente della Casa Editrice “Garzanti”, nel suo intervento Perché e come insegnare la Costituzione a scuola, definisce la Costituzione come un libretto di istruzioni sulle relazioni, sul “gioco” dei rapporti con gli altri. La Costituzione è il complesso dei punti di partenza su come comportarsi, ci indica la via dello stare insieme armoniosamente: per riuscire a vivere meglio è necessario leggere la Costituzione.

Colombo, lasciata la Magistratura, ha intensificato il dialogo con i giovani, ha girato per le scuole, università, parrocchie, circoli, constatando ripetutamente la voglia di ragazzi e bambini di conoscere queste “istruzioni”, di discuterne, di approfondire gli aspetti meno chiari, di trovare il perché delle contraddizioni tra quanto esse affermano e quanto, a volte, succede nella realtà.  Certo, è necessario aver voglia di parlare con loro, cercare la via per coinvolgerli e trovare le parole giuste per farlo, ma è assai raro che la loro curiosità non si trasformi in una prorompente richiesta di immergersi profondamente nel mondo delle istruzioni per vivere (“Sei stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini”, G. Colombo - A. Sarfatti, Salani editore, 2009, pag. 8).

Ma come insegnarla? Innanzitutto, secondo Colombo, occorre prima conoscerla, perché non si può insegnare qualcosa che non si conosce.  Poi, occorre praticarla, ogni giorno, con i nostri comportamenti, in piena coerenza tra ciò che insegniamo e ciò che facciamo.

E per insegnarla, occorre stabilire una relazione, un dialogo con gli alunni affinché  essi divengano parte attiva e, da semplici ascoltatori, soggetti agenti coinvolti e partecipi.  La giustizia non può funzionare se il rapporto tra i cittadini e le regole è malato, sofferto, segnato dall’incomunicabilità […] la giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non lo comprendono tendono ad eludere le norme, quando le vedono faticose e a violarle, quando non rispondono alla loro volontà (G. Colombo, Sulle regole, Feltrinelli, 2008, pp. 7-8).

 

Tutti gli interventi, attraverso le parole dei relatori, hanno ribadito la  posizione di privilegio in cui si trova la scuola rispetto al “far cultura” e contemporaneamente la necessità che gli insegnanti abbiano consapevolezza dell’importanza del loro ruolo,  superando il diffuso senso di sfiducia, inevitabile quando si constata la grave discrasia tra i valori trasmessi dalla scuola e quelli trasmessi dalla società, nella certezza che l’impegno dà risultati e che l’unico vero strumento di cambiamento non può che essere il pensiero.

(13 ottobre 2009)