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INSISTERE.

In uno scenario, sordo ad ogni richiamo a quella ragione politica che vede nel confronto un elemento fondamentale, continuiamo ad additare gli errori delle scelte governative; a proporre soluzioni ragionevoli alle situazioni critiche; a ribadire i nostri convincimenti

“Il Governo sta quindi procedendo, senza grossi ostacoli, ad un brutale ridimensionamento del ruolo del sindacato e della contrattazione nel pubblico impiego. Peraltro anche le pressioni che, in passato, sindacati ed associazioni potevano esercitare sui singoli parlamentari, sono diventate più difficili: ci rapportiamo infatti conun sistema elettorale che non consente più al cittadino di scegliere il parlamentare, ma soltanto tra un partito e l’altro.”

Così commentavano nel numero di gennaio dello scorso anno la situazione che si stava profilando. Eravamo stati facili profeti, perché quella situazione si è consolidata e financo ampliata. Un governo molto forte in parlamento e nel Paese, in presenza di un’opposizione debole e in forte difficoltà, sta portando a compimento una politica di pesantissimi tagli di personale, nello scenario più pesante che si sia mai visto dal dopoguerra ad oggi. La vicenda della cosiddetta “riforma” delle superiori è emblematica. Di fronte ad una rivoluzione totale di questo segmento dell’istruzione, in fortissimo ritardo rispetto ai tempi necessari per un avvio adeguato ed opportuno, pur in presenza di dubbi degli organi di garanzia, come il Consiglio di Stato, e di critiche dei sindacati, il governo procede imperterrito, deciso a tutti i costi ad introdurre la Riforma da questo anno scolastico. Incurante degli inenarrabili disagi di docenti e famiglie, poiché lo scopo di questa operazione è essenzialmente il risparmio sul bilancio dello stato, ottenuto con tagli selvaggi di posti di lavoro e di discipline essenziali.

Che fare, dunque, in questo scenario, sordo ad ogni richiamo a quella ragione politica che vede nel confronto un elemento fondamentale? 

Facile lasciare prevalere lo sconforto e immaginare che il ruolo del sindacato, indebolito, risulti di poca utilità. Eppure, niente come questa convinzione sarebbe più negativo e di fatto più utile ad un governo imperioso. Infatti, è proprio in tempi come questi, piuttosto bui, che deve rimanere forte e salda la funzione di chi continua ad additare gli errori delle scelte governative; di chi continua a proporre soluzioni ragionevoli alle situazioni critiche, di chi, non perdendosi d’animo e nella considerazione di un compito politico-sociale fondamentale, continua a ribadire i propri convincimenti.

In questa ottica, si è sviluppata l’azione della Gilda-Unams durante questo lungo anno appena concluso. Un’azione che ha seguito questi percorsi paralleli, rappresentativi della nostra fisionomia politica.

1. Ricerca dell’unità sindacale.

2. Difesa della Costituzione e della legalità.

3. Difesa di una scuola pubblica di qualità.

4. Interventi presso le istituzioni con proposte di miglioramento delle scelte ministeriali. 

La nostra paziente opera mediatrice ha consentito per un solo giorno, sia pur grandioso e storico, il raggiungimento dell’unità sindacale in difesa della Scuola di tutti. Ci abbiamo poi ritentato, sino a che non è stato chiaro che la divisione tra i sindacati confederali, frutto delle diverse ed opposte scelte politiche che essi hanno operato, rende irragionevole insistere. La riforma delle Scuole superiori è l’esempio lampante di questa divisione: Cisl, Uil e Snals non condividono neppure l’esigenza del rinvio di un anno e lo hanno affermato pubblicamente. Impossibile quindi, per ora ricostruire un fronte unito dei sindacati.

Abbiamo utilizzato ed utilizzeremo tutti i mezzi a nostra disposizione per richiamare i politici e la società civile a quei valori e precetti della Costituzione che non consentono di trasformare la Scuola pubblica statale in una parodiadi azienda privata ed i Dirigenti in datori di lavoro privati (senza correrne i rischi), con diritto di assumere e licenziare.

Su questo tema, si è incentrato il Convegno “Insegnanti, Costituzione e Scuola”, organizzato dal nostro Centro Studi nazionale, che si è tenuto a Roma, alla presenza di Gherardo Colombo.

La nostra voce si è levata decisa contro qualsiasi tipo di illegalità: il fenomeno del lavoro nero per fabbricare punti da usare nelle graduatorie statali; le sanatorie per vanificare le sentenze, le false certificazioni di servizio; infine il mercimonio della cultura, con la vendita di master e titoli online, vere e proprie tasse sui precari della scuola, cui si sono aggiunti i ricorsifici sulle graduatorie.

Con soddisfazione possiamo affermare di essere riusciti anche ad ottenere dei risultati e delle ritirate, anche in sedeparlamentare. Primo fra tutti, l’odg, presentato da più di venti senatori, approvato dal Senato e accolto dal Governo il quale si impegna a valutare positivamente la proposta di legge che consenta il pensionamento anticipato dei docenti in possesso di alcuni requisiti. Proposta che intende affrontare concretamente il problema del precariato.

Poi, è stato accolto un ordine del giorno al Senato che impegna il Governo a controllare che i servizi dichiarati nelle graduatorie siano coperti da contributi. Ma chi ci segue avrà rilevato che non è stato l’unico risultato delle nostre molteplici iniziative.

Le nostre battaglie sulla legalità non sono casuali, ma seguono un preciso pensiero che tende alla difesa della qualità della scuola, senza la quale per essa sarebbe la fine.

Se la qualità della Scuola pubblica dovesse precipitare a livelli più bassi, è evidente per tutti che sarebbero i cittadini e forse anche gli stessi insegnanti a ripiegare su una scuola privata, magari finanziata dallo Stato.

Sotto questo profilo, non possiamo non essere profondamente preoccupati per l’abbassamento dei livelli reali dei titoli universitari e per la commercializzazione “facile” dei titoli online. L’Università è la porta principale per entrare nella docenza, se essa degrada rischiamo di esserne travolti. 

Ci aspettano altre situazioni da affrontare con costanza e decisione, come l’altro grosso attentato alla libertà di insegnamento che sta arrivando dalla riforma Brunetta del Pubblico impiego: con un colpo di spugna sono stati cancellati tutte le Commissioni di disciplina e passate le competenze delle sanzioni a dirigenti scolastici e funzionari dell’Amministrazione.

E’ un errore gravissimo: per la prima volta nella storia d’Italia, sono venuti meno gli organismi di garanzia che stavano a presidiare non l’impunità di chi si comporta male, bensì la garanzia che l’abuso delle sanzioni non si trasformasse in attentato alla libertà di insegnamento. E’ accaduto colleghi! Ragioniamone con il resto della società, battiamoci per trovare una soluzione. Questo, riteniamo, dovrà essere un impegno fondamentale per il nuovo anno, che noi ci assumiamo, pubblicamente, con chi ci segue e continua a darci fiducia.

(Da Professione Docente – gennaio 2010)