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I presidi: inutile il valzer degli istituti. Summit dei dirigenti dei classici Scuola, boom di abbandoni nei licei Ragazzi impreparati e immaturi». l record del Berchet, in sette anni hanno lasciato 700 studenti di Annachiara Sacchi, Il Corriere della Sera, 07.10.2009 Qualcuno ha già deciso di lasciare, di cercare una scuola più «comprensiva», per non dire semplice. Dal classico blasonato a quello più «abbordabile», dallo scientifico iperavveniristico (o ipertradizionale) a quello «tranquillo», dal tecnico al professionale, dal pubblico al privato, dal privato «severo» a quello «di manica larga». Qualche preside lo chiama valzer, qualcun altro transumanza. Comunque lo si definisca, il dato è questo: centinaia di ragazzi ogni anno iniziano le superiori in una scuola e le finiscono in un’altra. O in altre. Soprattutto al liceo. Come al Berchet: in sette anni si sono ritirati settecento giovani. Quattordici anni, una nuova vita «da grandi», alle superiori. «Arrivano baldanzosi, forti del loro "distinto" all’esame di terza media e, dopo la prima serie di insufficienze, iniziano a vacillare», raccontano i presidi. «Spesso — dice Pietro De Luca, a capo del classico Beccaria — i ragazzi fanno scelte sbagliate». E anche i loro genitori. Ne sa qualcosa Carlo Pedretti, preside del classico Parini, che analizza il problema con lucidità, indicandone tre cause. Primo: «Le famiglie spesso valutano in modo inesatto le inclinazioni dei figli». Secondo: «Alcuni professori non applicano il buon senso e bastonano troppo». Terzo: «Elementari e medie non preparano affatto i giovani al liceo». Tre motivi, «una miscela micidiale», e una conclusione: «Purtroppo — sintetizza Pedretti — lavoriamo su materiale sempre più scadente». Non che il Parini perda troppi iscritti. Anzi, nel corso dell’anno ne acquisisce da altri licei. «Ma il punto è proprio questo — ribadisce Roberto Proietto, dirigente dello scientifico Bottoni —: certi spostamenti non hanno alcun senso». No al giro delle sette chiese. Proietto, per esempio, accetta nuovi iscritti solo entro Sant’Ambrogio «e solo se ho posto». Michele D’Elia, preside dello scientifico Vittorio Veneto, è di diverso avviso: «La scuola pubblica italiana non può porre limiti se non quelli dettati dalla didattica». Anche il Vittorio Veneto non è immune ai valzer: «L’anno scorso ho perso un centinaio di studenti e ne ho recuperati settanta». L’analisi: «Questo balletto è determinato dalle aspettative delle famiglie che non si rassegnano al fatto che i figli non siano adeguati a ritmi del liceo scientifico o classico. Piuttosto che ammetterlo li spostano credendo che in altre scuole le difficoltà siano minori». E ancora: «La società, il mondo politico, ci hanno imposto il messaggio del "chi non sfonda nella vita è un perdente", il che è assolutamente sbagliato. Detto questo, ogni ragazzo può andare dove vuole e quando vuole». Libertà di scelta. Lo dice una sentenza del Tar della Sicilia, la 59/2009: il nulla osta, cioè il documento in cui il preside consente il trasferimento di un allievo, «è un atto dovuto». «Dunque non abbiamo alternativa», sottolinea sospirando Luigi Barbarino, preside del classico Manzoni (l’anno scorso «persi» 40 iscritti, «recuperati» 80). «Ma il continuo passaggio da una scuola all’altra resta un problema». Per questo venerdì si terrà una riunione di tutti i dirigenti dei licei classici statali di Milano. All’ordine del giorno: rimedi e proposte per evitare esodi e controesodi. «E per fugare luoghi comuni su istituti durissimi e altri più semplici», aggiunge Innocente Pessina, a capo del Berchet. Un messaggio che vale per i genitori, ma soprattutto per i docenti.
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