

17 febbraio 2009
Cosa resterà della (mia) scuola media
di Rodolfo Marchisio
La mia scuola media (quella che ho cercato di costruire per 40 anni e quella in cui lavoro da 20) era riuscita a sopravvivere, grazie e a me e pochi colleghi che ci hanno creduto, alla Riforma Moratti. Nel rispetto della norma e grazie all’organico lasciato alle scuole per attività opzionali-facoltative era stato possibile:
1) confermare i 3 corsi a Tempo prolungato, con un buon numero di compresenze (mediamente 8 la settimana, di cui 1 per gli stranieri e 1 recentemente dedicata alla materia alternativa) per laboratori, ricerche, recupero-avanzamento. Un TP di cui i genitori riconoscono le caratteristiche nella diversità della offerta formativa e nello spazio diverso per il rapporto tra alunni e docenti
2) dare alle classi di Tempo normale 3 ore di compresenza (di cui 2 grazie alla flessibilità prevista dalla legge sulla autonomia), per le stesse finalità, ampiamente condivise, anzi richieste dai genitori: laboratori, ricerche, individualizzazione (recupero-approfondimento)
Più un’ora per gli stranieri in difficoltà.
Una scuola strutturalmente attenta ai laboratori, che si sforzava di lavorare per la individualizzazione (“non uno indietro”) e per l’accoglienza degli stranieri.
All’inizio molti colleghi non ci credevano, ma poi ha funzionato e i genitori, attraverso gli incontri periodici, le iscrizioni ed i dati del monitoraggio (tra l’80 e il 90 % quelli abbastanza o molto soddisfatti per la maggior parte delle voci, mentre le insoddisfazioni vengono proprio dal fatto che i genitori vorrebbero ancora piu’ laboratori – tra l’80 e il 92%- e da alcuni anni anche piu’ individualizzazione) ci hanno dato ragione. Tanto è vero che adesso non vorrebbero cambiamenti.
Non è che tutto funzioni bene, le condizioni strutturali sono solo la base, ma i livelli di qualità sono per molti versi buoni e riconosciuti in vari modi.
La riforma
La scuola della riforma è una scuola frontale, fatta in classe e con più alunni.
Una scuola che, se ha buoni docenti, è la scuola del libro Cuore, non quella di Freinet.
I tagli imposti colpiscono le compresenze, i laboratori, le ricerche, la individualizzazione, gli stranieri. Come tutto il resto, anche la famosa Educazione alla cittadinanza (CM 100/08), che il Ministero chiamava Educazione civica (perché la riteneva una materia) finchè il CNPI ha spiegato, nel suo parere, che si tratta di una formazione trasversale, che ha una storia, che è complessa, che in Europa la chiamano Educazione alla democrazia, che non si può ridurre ad un’ora e un voto… si dovrebbe fare in classe, in modo frontale, con un testo scaricato da Internet (e quelli che non ce l’hanno?) e magari una inutile lavagna interattiva.
I tagli colpiscono, tagliando le compresenze che sono condizione necessaria (anche se non sufficiente) di ricerche, laboratori, ecc…come dice il CNPI quegli elementi che fanno la “qualità della scuola”.
Tre dei 4 laboratori di informatica, spesso contesi, resterebbero vuoti, perché contengono solo mezza classe. Quello grande sarà molto conteso: ma in 25 si fa ricerca vera o lezione di informatica?
La scuola che vogliamo
Tenuto conto che:
* nessuna norma scritta sinora richiede la abolizione totale delle compresenze (si parla sempre solo di riduzione) e le dichiarazioni alla TV non hanno ancora valore di norma
* il CNPI ha espresso, alla unanimità, le nostre stesse preoccupazioni, come già sul problema della valutazione
* la normativa sulla autonomia e sulla flessibilità non sono state abolite e anzi sono curiosamente richiamate esplicitamente (art 4 DPR 275) sopra le tabelle orarie delle varie materie del TN e TP della scuola media.
* I genitori, che sono il nostro utente secondario, ci chiedono ancora più laboratori e più flessibilità e noi siamo d’accordo
ritengo che occorra fare il massimo sforzo per avere condizioni che consentano di salvaguardare la ricerca (quella vera, valida anche fuori, non la scuola del fare finta), le attività di laboratorio, la possibilità di seguire sia allievi in difficoltà (sempre di piu’a cominciare dagli stranieri) che quelli bravi.
Nel rispetto delle norme, ma con tutti i mezzi possibili a salvaguardia della continuità didattica, della qualità e della autonomia delle scuole riconosciuta, anche secondo il CNPI, solo a parole.
A proposito, Italiano, che doveva essere rinforzato (L’Europa, OCSE) ha perso 2 ore alla settimana, Tecnologia 1, per cui perderemo nel TN 1 docente di lettere su 4 e 1 di Tecnologia su 3 e tutte la materie e le Educazioni nel TP vengono tagliate.
Inoltre la bozza di regolamento recente prevede/propone che nel TP una cattedra di lettere sia composta anche da 3 docenti: 9h + 3h + 3h, senza porsi il problema della continuità didattica e di che materia abbia 3 ore: risposta nessuna, ma il problema è di turare tutti i buchi.
Le reazioni del Ministro
Il CNPI dopo aver espresso nei mesi scorsi viva preoccupazione per quello che il Ministero stava facendo e per il modo il cui lo stava facendo (17/11/2008) , ha poi fatto osservazioni al Ministro su
Ora rileva, preoccupato, che la abolizione delle compresenze tout court, abbassa la qualità della scuola, per i motivi di cui sopra.
E’ contrario “all’azzeramento delle compresenze e di fatto di tutte le forme di utilizzo del personale docente in compiti diversi dall’insegnamento frontale….. che influisce pesantemente sulla qualità della offerta formativa”. “Critica fortemente la scelta di fondo sottesa al Regolamento in quanto non coerente con le prerogative delle istituzioni scolastiche autonome, lese sui principi che regolano l'autonomia didattica, organizzativa, di ricerca, di sperimentazione e sviluppo secondo quanto disposto dal DPR 275/99." Afferma che si punta ad una “abolizione di fatto del TP”.
Dal parere CNPI del 12/2/2009.
Coerentemente a chi l’ha scelta ed al suo governo che ha già risposto a critiche non solo della opposizione (quella che rimane in Parlamento ed ha diritto di parola, anche in TV, e di finanziamento pubblico) o alle OOSS ribelli, ma anche al Capo della Stato, al CSM, alla Magistratura, alla stampa, alla Corte Costituzionale non affrontando un dibattito, ma dicendo (in genere alla TV) che quell’organo che lo criticava era vecchio, conservatore e andava riformato, il Ministro/ministero ha commentato che il CNPI “è un organo conservatore…bisognerà rivedere la sua composizione, riformarlo in modo da rendere meno politico e sindacale il suo contributo…” (La Stampa 14/2/2009)
Ma non si trattava di politica didattica?
Due osservazioni
* Il CNPI rappresenta, in modo magari imperfetto, un po’ tutti quelli che si occupano di scuola e che dovrebbero avere delle competenze in merito. Questo Ministro, che ci chiede di certificare le competenze con un voto (dimostrando di aver letto poco in materia) che vorrebbe una scuola senza pedagogia (“basta con questi pedagoghi” La Stampa 27/12/08) non ha mai reso pubbliche le competenze che l’hanno portata ad occuparsi di scuola.
* Noi siamo anche una delle 4 scuole polo di Torino per la Educazione alla cittadinanza: dovremo promuovere progetti nelle altre scuole oltre che insegnarla. Dovremo riflettere allora, insieme al filosofo torinese che ci dà il nome, che un paese in cui l’esecutivo cerca di evitare il dibattito e le critiche (in altre parole la dialettica democratica) “riformando” cioè “normalizzando” gli altri poteri formali o informali che lo criticano, al fine di evitare un confronto con chi la pensa diversamente, è un paese che si allontana dalla democrazia.
Che non è mai una conquista, ma una lunga, faticosa, pericolosa ricerca.
PS: la mia scuola porta il nome di Norberto Bobbio |