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Del merito e del rigore a proposito delle nuove norme sugli scrutini e sugli esami di Pasquale D'Avolio, Pavone Risorse 3.6.2009 “Riportare il merito nella scuola” è uno degli slogan più frequenti declamati dal Ministro Gelmini. Il suo predecessore Fioroni insisteva molto sulla serietà e il rigore; in entrambi i casi lo strumento era ed è individuato in una maggiore severità nel momento della valutazione finale, nell’aumento delle bocciature e in una verifica più rigorosa dei “debiti” nelle superiori. Se lo scopo era quello di dare un segnale per contrastare un certo “buonismo” o il “lassismo” che, a loro dire, era alla base dei pessimi risultati delle indagini internazionali degli ultimi anni, si poteva anche capire (senza concordare), purché non si ritenga in questo modo di ottenere effetti pratici davvero entusiasmanti. E’ il solito vecchio ragionamento per cui alla delinquenza si deve rispondere solo con l’inasprimento delle pene: cosa ci sia alla base dell’espandersi dei fenomeni negativi in campo sociale ed educativo interessa meno. Fatto sta che in Italia avevamo i più alti tassi di dispersione scolastica e con queste misure rischiamo semplicemente di amplificarli. E’ questo che conta? L’esperienza di questi ultimi anni sembra non abbia insegnato molto: i debiti sono aumentati e in parte minima le bocciature, ma non mi risulta che la “qualità degli apprendimenti”, che è la cosa che più ci deve interessare, sia migliorata. Certo è presto per tracciare un bilancio e attendiamo gli esiti della prossima rilevazione PISA, ben sapendo che molto difficilmente riusciremo a sollevarci dalla situazione deprimente degli ultimi anni, se non si approntano altre misure ben più incisive. Siamo proprio sicuri che tutto il male stia dalla parte degli studenti e che basti un sempre maggiore rigore per invogliarli a studiare di più? Sappiamo che le cose sono molto più complicate e non è qui il caso che mi soffermi sulle cause vere dei risultati deludenti della Scuola italiana, che presenta, guarda caso, risultati migliori o eccellenti (Friuli) proprio laddove si boccia meno. Vorrei tuttavia far notare che, al di là delle stesse intenzioni dei proponenti, le ultime misure in tema di valutazione ed esami finiscono per produrre effetti perversi e addirittura in contrasto con quanto si vorrebbe raggiungere.
Si vede che Gentile era un lassista, come pure la Moratti. La formula morattiana (integrata da Fioroni con il saldo dei “debiti”) mi pare fosse la più valida, ma potrei anche condividere la media del 6, a determinate condizioni, come dirò dopo. Si spera pertanto che nel corso dei prossimi mesi ci sia una riflessione più approfondita in materia della valutazione, anche se dubito che ciò avvenga, dopo tutte le “convulsioni” e le modifiche di questi ultimi tempi. Ad esempio trovo discutibile, per non usare un altro termine, che si debba tener conto nella valutazione finale del voto di educazione fisica e soprattutto quello di “condotta”, come era precedentemente, e spiego il perché. Sull’Educazione fisica si potrebbe anche discutere; nella prassi purtroppo i voti di educazione fisica raramente si attestano sul 6 e in genere “premiano” le qualità atletiche o il comportamento degli alunni (spesso le insufficienze in E. F. sanzionano comportamenti inadeguati in palestra). Sto parlando della media o della maggioranza dei docenti, i quali potrebbero trovare il mio discorso prevenuto nei loro confronti. Ma se si parla di esperienze vere, quelle che in 40 anni ho potuto notare nelle scuole, credo che occorra liberarsi di certe ipocrisie e riconoscere che questo purtroppo è lo stato di fatto. Quanto alla condotta siamo all’assurdo. Sempre riferendomi alle esperienze passate, un voto inferiore all’otto in condotta era già un caso raro (con il 7 una volta si veniva “rinviato” in tutte le materie a settembre) . A un ragazzo “normale”, non particolarmente attento o brillante, ma privo di note sul registro, non si concedeva meno del 9. Le cose certo potrebbero cambiare da quest’anno e quindi staremo a vedere. Intanto la contraddizione, stante l’attuale normativa, è che un ragazzo con 9 in educazione fisica e 9 in condotta può avere 6 insufficienze nelle discipline o addirittura tre insufficienze gravi, magari nelle discipline qualificanti. Non prendo in considerazione i due 10 perché lo reputo poco probabile, eppure possibile. Prendiamo il Liceo classico, dove ci sono 10 voti (compresa condotta ed Ed. fisica, senza la lingua straniera): si può avere una pagella come la seguente: Italiano 5, latino 4, greco 4, storia 6, filosofia 5, matematica 5, fisica 6, scienze 6, educazione fisica 9 e condotta 10. Quale Consiglio di classe ammetterebbe un allievo del genere? E’ successo in passato anche questo, ma non mi sembra un esempio da seguire. Quest’anno come si fa a non ammetterlo visto che la norma stabilisce che con la media del 6 si è comunque ammessi? E invece non verrebbe ammesso un alunno che avesse una pagella del genere. Conclusione: vi sembra che in questo modo si premi il merito? Sono semplici ragionamenti di buon senso. Ma il buon senso abita a Viale Trastevere? P.S. A proposito di buon senso, il sottoscritto quest’anno si è visto rifiutare la domanda per essere nominato Presidente di commissione agli Esami di Stato (ex maturità) perché è andato in quiescenza l’anno scorso dopo aver diretto (per libera scelta), negli ultimi 6 anni un Istituto comprensivo; la norma prevede che si possa essere nominati se si è andati in pensione da meno di tre anni, essendo stati Preside di una Scuola secondaria di II Grado. Si dà il caso che il sottoscritto abbia insegnato storia e filosofia nei Licei per 14 anni e per 14 anni abbia diretto come Preside di ruolo, vincitore di concorso, Licei (scientifico e classico), ha partecipato per circa 30 volte agli esami di Stato come commissario e come Presidente, l’ultima volta nel 2007, quando era già Preside di un I.C. . Risposta del Direttore Generale alla richiesta di essere incluso nella lista dei nominandi: non rientra nei casi previsti dal modello ES-I, in quanto Preside in pensione di un I.C. !!! No comment. (1) - Con la Direttiva 100/2007 si assegnavano 6 milioni di Euro per corsi di recupero-sostegno agli alunni di I Media a fronte di un fondo di circa 300 milioni di Euro per le superiori nell’anno scorso (arrivati in ritardo e calati molto quest’anno con motivazioni a dir poco umoristiche. Si veda il mio articolo “In linea di massima” su questo sito. Non capisco perché per le Medie non si sia adottata la eetssa linea delle Superiori, rimandando all’anno prossimo l’entrata in vigore delle nuove norme (2) - Sul valore e i limiti dei “corsi di recupero” mi sono soffermato in varie occasioni, insieme ad altri che hanno scritto sull’argomento (Valentino e altri) |
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