
19 dicembre 2008
Retromarcia contromano
di Alerino
Leggete bene i regolamenti. Hanno rimesso tutto a posto. Dopo essere stato prevalente e opzionale il maestro è tornato unico di riferimento. Non si è salvato un solo posto. Il modulo liquidato. Il tempo pieno svuotato. E cominciamo anche a dire: la riforma della scuola superiore è semplicemente rinviata. C'è qualcuno ancora in giro che pensa: rinviata uguale a scongiurata.
Peggio. Quello che è successo in questi giorni, subito dopo l'incontro tra il fantoccio e i sindacati, dimostra una cosa. Che c'è un popolo di persone, non tutti in cattiva fede come Veltroni, che si accontenta anche di un contentino. Che è pronto a scattare in piedi perché gli alunni per classe non saranno più di 30. Che dice va bene che perderanno il posto 87 000 precari (e un numero uguale di arruolati sarà spostato) ma intanto c'è stata una gigantesca retromarcia (andando contromano) e la lotta paga (questo sempre, in tutti i paesi democratici, salvo poche eccezioni). E se tanto mi dà tanto, devono avere pensato a via venti settembre, ci teniamo anche il contentino.
C'è un piano che è stato pensato prima che Berlusconi tornasse al potere. È ispirato all'idea di non ripetere gli errori della moratti. Prima i tagli e poi la riforma. Tutto e subito. I risparmi sono stati progettati voce per voce. Nessun saggio al lavoro, nessun documento, ogni risparmio un commentino di cinque righe tipo nell'età evolutiva si avverte il bisogno della maestra-mamma che faccia da pendant con la famiglia. La legge 133 è stata votata ad agosto. A settembre era già pronto il decreto gelmini. I pareri delle commissioni sono stati una commedia. Hanno confuso le idee a chi non ce le aveva chiare. Hanno un po' annacquato la figura di mariastellagelmini. Nel frattempo c'è stata una protesta che ha coinvolto un milione di persone. Per l'appunto.
Valentina ha detto: non abbiamo ceduto alla piazza. Bensì esaudito le richieste delle famiglie ("Il Giornale", 12 dicembre 2008). È vero anche questo. Non sono state accolte le richieste dei manifestanti. Che erano ben altre. Sono state accolte le richieste di chi non ha manifestato. Di chi stava a casa e vedeva gli altri che riempivano la piazza. Che avrà potuto fare quattro chiacchiere fuori da scuola, ricevere delle informazioni. Iniziare a pensare. Un genitore di una scuola di Albano Laziale, intervenendo a un coordinamento romano, ha detto: abbiamo invitato i genitori. Come sono entrati hanno cominciato a insultarci. Quando sono usciti dicevano: vaffaculo Berlusconi.
Macché. L'opinione comune dei genitori è stata tranquillizzata con il guscio vuoto del tempo scuola. Sono rassicurati che se lo vogliono, il figlio figlia possono rimanere a scuola fino alle 4. Il servizio è gratis. Non devono pagare una ragazza. Agli altri, a quelli che non hanno figli in età di frequentare la scuola, gli spot del telegiornale bastano e avanzano. E poi sono distratti, la scuola non fa quasi più notizia e fra una settimana è natale.
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