intestazione

HOME PAGE INDIETRO

separatore

da la Stampa 30 ottobre 2008

Sciopero generale, la scuola si ferma
Gli studenti: a Roma siamo un milione

Sindacati, ragazzi e prof in piazza.
Cgil: partecipazione straordinaria

ROMA
Dopo gli scontri di ieri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra oggi è arrivato il momento dell’unità: studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni, sono scesi in piazza a Roma e in tante altre città italiane accanto a genitori, bambini e lavoratori del comparto scuola chiamati a raccolta dai sindacati in uno sciopero generale.

Le voci della piazza
Slogan di protesta ma anche tante rime ironiche contro il ministro alla manifestazione a Roma. La parola d’ordine più diffusa è «Giù le mani dalla scuola pubblica» e «La scuola pubblica non si tocca»: almeno tre striscioni con queste scritte sono portati dai bambini delle scuole elementari. Molti criticano la riforma che impone il maestro unico: «Maestro unico no grazie: tutti in piazza come un unico maestro», «Un maestro uguale meno cultura», «Maestro unico: ora dateci pennino e calamaio», «Meno insegnanti più bambini ignoranti».

Scontro sui numeri
Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla "minaccia" di venire denunciati. Roma è stata invasa per tutta la giornata da centinaia di migliaia di manifestanti che hanno bloccato la circolazione ovunque. Il corteo si è dovuto fare letteralmente in tre spezzoni: il primo, quello dei sindacati, concluso a piazza del Popolo, il secondo, quello degli universitari, concluso con l’assedio del ministero dell’istruzione e il terzo, rimasto alla Magliana, perchè era impossibile entrare nel centro della capitale. Allo sciopero generale la partecipazione è stata massiccia: se anche il ministero ha "ammesso" l’adesione di circa il 60% dei lavoratori, non è lontano dalla verità quel 70-80% di scuole chiuse censito dagli organizzatori.

La mobilitazione nella altre città italiane
Manifestazioni si sono svolte in Italia praticamente ovunque: Messina, Palermo, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Potenza, Bari, Lecce, L’Aquila, Napoli, Cagliari, L’Aquila, Jesi (nelle Marche), Perugia, Genova, Milano, Pavia, Aosta, Belluno e Trieste, ma l’elenco sicuramente non è completo. La Cgil parla di almeno un milione di manifestanti a Roma e di centinaia di migliaia nel resto d’Italia. Per niente impressionato, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, è intervenuto in serata spiegando placidamente che il corteo ha contato 100mila partecipanti e ha annunciato che chi continuerà a occupare le scuole sarà denunciato. Per le rime ha risposto a stretto giro l’Unione degli universitari, che invita il Governo ad «avere più rispetto per il dissenso». «Ci denunci tutti se crede di poterci fermare con la repressione, siamo in migliaia ad occupare», risponde Lotta studentesca, formazione giovanile di Forza Nuova.

A Milano studenti a Piazza Affari: «Noi la crisi non la paghiamo»
Nonostante i timori della vigilia, a Roma non si sono verificati disordini. Solo qualche tensione quando uno spezzone del corteo degli universitari ha pacificamente assediato il ministero dell’Istruzione srotolando un nastro bianco e rosso di fronte all’ingresso principale come a chiudere simbolicamente il dicastero tra lanci di uova i insulti alla polizia. Per tutta la giornata si sono moltiplicati gli inviti agli studenti a fare attenzione ai provocatori. A Milano erano 250mila i partecipanti, secondo gli organizzatori. Gli universitari, concluso il corteo in piazza Duomo, sono andati in piazza degli Affari, dove hanno dato vita a un’assemblea improvvisata al grido di «Noi la crisi non la paghiamo». Con lo stesso spirito, a Bologna, gli studenti hanno puntato sulla sede di Confindustria nella centrale piazza San Domenico. La polizia ha tentato di bloccarli, loro hanno forzato e sono partite le manganellate. Nel parapiglia una giornalista è rimasta ferita da una bottiglia. Polemiche con Beppe Grillo, che si è presentato al corteo cercando di mettersi alla testa della manifestazione, ma che è stato gentilmente invitato a mettersi in coda. Lui non l’ha presa male: «Hanno perfettamente ragione, è la loro manifestazione e la gestiscono loro».

A Torino la protesta sulle note di Verdi e Rossini
A bloccare la circolazione dei treni sono stati invece i manifestanti di Firenze, dove sono riusciti ad accedere ai binari tramite un accesso non controllato dalle forze dell’ordine, che invece erano schierate di fronte all’entrata principale. Anche a Torino gli studenti hanno occupato la stazione. Lì c’è stata qualche tensione con la polizia, che però è rapidamente rientrata. Nel capoluogo piemontese oggi il corteo è stato accompagnato dalle note di Verdi e Rossini. I lavoratori del teatro Regio hanno deciso di partecipare così alla manifestazione dei lavoratori della scuola, per evidenziare il taglio del 33% del Fondo unico per lo spettacolo, che scenderà da 560 milioni di euro a meno di 400 e costerà il lavoro probabilmente a migliaia di persone. Alla fine della giornata soddisfatti i sindacati. «Mai vista una piazza così», dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. E tutti puntano al referendum per abrogare la legge Gelmini, approvata solo ieri. Lo annuncia il partito Democratico, è d’accordo l’Italia dei valori, favorevole la sinistra extraparlamentare. Il Codacons, ha già annunciato di aver già iniziato a raccogliere le firme.