GILDA degli INSEGNANTI 23 settembre 2008
OPINIONI DOCENTI
MAESTRO UNICO lettera a "La Stampa"
Vincenzo Spatola
Responsabile della Gilda degli Insegnanti di Torino
Egregio direttore,
ci permettiamo di intervenire nel dibattito aperto dal Suo giornale a proposito del ritorno del maestro unico nella scuola elementare. Come abitudine ormai consolidata nel mondo politico negli ultimi vent’anni, qualsiasi decisone presa da chi governa è fortemente osteggiata dall’opposizione, e ovviamente, difesa a spada tratta dalla maggioranza, salvo invertire i ruoli appena la situazione cambia. Il problema non è essere pro o contro il maestro unico. Non è un mistero che dietro la novità proposta dal nuovo ministro c’èsolo un discorso di carattere economico. La riforma va fatta per fare cassa. In realtà la situazione è più complessa. Il ritorno al maestro unico è fatto in mancanza di una progettualità educativa e didattica. Bastano pochi dati per dimostrarlo. Il tempo pieno, è lì che sono impiegati tre insegnanti su due classi, è attuato in 36mila classi su 138mila totali. Interessa più il nord che il sud. Milano, Torino, Bologna per nominarne alcune hanno realtà di tempo pieno al 95%. Palermo, Napoli, Bari raramente arrivano al 3%. L’orario settimanale è di 40 ore. L’orario settimanale di ciascun insegnante è di 22 ore di lezione, più 2 ore di programmazione. Il Presidente del consiglio e il ministro hanno dichiarato che il tempo pieno sarà garantito anche in futuro, ma col maestro unico e ipotizzando di portare l’orario di servizio individuale a 24 ore d’insegnamento effettivamente, è ovvio che le due cose risultano incompatibili. Progettualità educativa e didattica sono, per esempio, presenti nella riforma che è entrata in vigore il 1 settembre in Francia. Oltralpe s’è preso coscienza che le nuove generazioni, come quelle italiche, sono carenti nella conoscenza della lingua e in matematica, e si sono impegnati ad ovviare tali lacune. Una riforma con pochi capisaldi essenziali, mirante a ridurre in tre anni il tasso attuale del 15% di alunni con gravi difficoltà.
1)orario scolastico in 4 giorni settimanali con un totale di 24 ore di lezionil, invece di 26;
2)dentro il nuovo modello si articolano i nuovi programmi incentrati “ sui fondamentali”. Alle elementari gli studenti avranno più ore di francese e matematica, studio della grammatica, del lessico, ortografia e una maggior attenzione alla recitazione e alla produzione scritta. In matematica si restituisce dignità al calcolo mentale e alla padronanza delle quattro operazioni;
3)studio di nuove discipline (storia dell’arte dalla prima elementare) e un’ora di educazione fisica in più;
4)test di valutazione intermedia obbligatori nelle classi intermedie per testare le conoscenze degli allievi;
5)le due ore “economizzate” dalla riforma saranno utilizzate come “sostegno” per gli alunni in difficoltà.
Noi auspicheremmo che, a monte di qualsiasi riforma della scuola, che non è né di destra, né di sinistra, ci fossero dei provvedimanti atti a favorire un buon rendimento scolastico, con la formazione di cittadini consapevoli attraverso un recupero del valore dell’autorità intellettuale e morale dell’istituzione scolastica, e di chi dentro ci lavora con passione e onestà, quasi sempre in trincea con le proprie paure e contraddizioni.
Cordiali saluti
Vincenzo Spatola
Responsabile della Gilda degli Insegnanti di Torino
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