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GILDA degli INSEGNANTI 23 settembre 2008

OPINIONI DOCENTI

Assedio mortale della Scuola Pubblica

Nicola Muto (Direttivo Gilda Pavia)

Ormai si capisce anche senza essere degli storici della Scuola Pubblica: prima l'attacco alla scuola tecnica della riforma Moratti, poi il “cacciavite” di Fioroni che ha allentato un po' di viti di sicurezza, adesso la Gelmini con il suo attacco alla Scuola Pubblica Elementare e, di nuovo, alla scuola tecnica, e poi sempre, governo dopo governo: tagli, tagli tagli!
L'assedio dura da tanto e i grandi sindacati nazionali non hanno fatto niente per romperlo.
Quando ancora resisterà la Scuola Pubblica Italiana?
Già, perché i docenti resistono. Strana razza gli insegnanti: possono sopportare pesi enormi se poi vedono accendersi negli occhi dei loro studenti, quel lampo magnifico ed esaltante che solo chi trasmette conoscenza e cultura può comprendere.
Basta una visita di un ex studente che passa a trovarli per dire “Grazie Prof per quanto ha fatto!” ed ecco che tutti i pesi che ogni governo butta loro addosso sembrano di colpo trascurabili, inesistenti. E allora ecco che si riparte, per dare ancora una parte di se stessi, la migliore, ad una nuova classe.
Eppure l'assedio c'è e sarebbe l'ora di spezzarlo! Ma come si fa a credere alle parole rassicuranti del ministro di turno quando i fatti sono davanti agli occhi di chi un minimo vuol vedere? E' possibile credere che un solo maestro potrà essere preparato quanto tre maestri specializzati? Forse la ministra crede che nascondendosi dietro dei grembiulini ci possa fare “fessi e contenti”! La ministra dice che così ci saranno più soldi per gli stipendi dei docenti che restano, eppure i soldi stanziati per la Scuola non coprono neanche il recupero dell'inflazione Quante chiacchiere, MariaStella! (Professione Docente, numero di settembre 2008). 
E intanto l'assedio continua. Ma quanto cederanno gli insegnanti della Scuola Pubblica? Quale cavallo di Troia occorrerà usare per sfiancarli? In realtà di cavalli di Troia ce ne sono già stati tanti. La perdita della continuità didattica ne è un esempio: pur di completare le 18 ore ed evitare le ore a disposizione, si è distrutto il diritto di uno studente ad essere seguito per tutto un corso di studi da un docente che ha imparato a conoscere. E al docente si è tolta la possibilità di eseguire un lavoro completo nei tempi naturali dell'apprendimento. Ma era necessario? Le ore a disposizione non potevano essere usate per le supplenze?
Eppure il docente ha “strinto i denti” come direbbe la livornese campionessa olimpionica di Judo e ha cercato di adattarsi: dare il massimo nell'orizzonte sicuro che gli è concesso. L'anno prossimo si vedrà.
E l'assedio continua, i viveri scarseggiano da anni: le scuole tecniche non riescono a rinnovare i propri laboratori; non ci sono abbastanza tecnici qualificati per far funzionare e manutenere quelle che si hanno; si sovraffollano le aule di studenti e tanti saluti alla qualità dell'insegnamento; si complica la burocrazia con norme sempre più macchinose ed inutili; si riducono le possibilità di aggiornamento ed auto-aggiornamento dei docenti (solo 9 euro per ogni docente in base al contratto sulla formazione del personale della scuola); si scredita l'immagine dell'insegnante mostrando nel circo mediatico le scene poco edificanti di qualche “insegnante per caso” dimenticando che ogni giorno in decine di migliaia di scuole si fa al meglio il proprio dovere.
Alla fine cederanno, almeno così credono gli strateghi dei governi. Alla fine i Proff saranno così disamorati che si potrà passare alla scure della valutazione e via, tutte le scuole pubbliche che non raggiungono i requisiti richiesti saranno eliminate.
Giusto: perché tenere qualcosa che non funziona? Chi mai ricorderà quello che è successo prima? Chi mai ricorderà che in origine non era così? In questa civiltà da sovraccarico di informazione non possiamo mantenere troppo passato in memoria.
Parallelamente sorgeranno gli istituti privati, con tanto di certificazione, in cui chi potrà permetterselo farà studiare i propri figli, con le attrezzature migliori, con gli insegnanti più svegli, quelli che hanno capito per tempo ed hanno abbandonato la cittadella, prima che l'assedio finisse in sfascio totale.
Chi se ne frega se chi non ha soldi dovrà accontentarsi di quel che resta di una Scuola Pubblica ormai svuotata e relegata al ruolo di babysitter? Tanto la Costituzione si può cambiare, se è opportuno. E “Mi consenta!”
Arriverà l'armata della luce a dare man forte agli assediati? Poco probabile, non è una storia a lieto fine.
I governi possono accedere a mezzi di informazione capaci di plasmare e creare l'opinione con tecniche già studiate ed affinate.
I grandi sindacati sono troppo impegnati in compromessi politici globali e non potranno rappresentare l'esigenza della Scuola Pubblica, al massimo proclameranno qualche grande sciopero e poi cercheranno di ottenere qualche  contentino, giusto per non perdere un pò di iscritti.
E i politici? Quelli il cui scopo è fare l'interesse della “cosa pubblica”? Se ne vedete qualcuno segnalatelo, magari il WWF lo prende sotto la sua protezione!
Rimarrebbero i professori...ma, come direbbe uno studente, chi volete che consideri quei sfigati da 1.400 Euro al mese?
Eppure una speranza piccola piccola c'è. Un'associazione di categoria fatta da insegnanti appassionati, ancora troppo pochi per contare davvero al tavolo della trattativa: la Gilda degli Insegnanti!
Ha già dimostrato di possedere la piena coscienza dei problemi e le soluzioni per rompere l'assedio mortale.
Farla crescere in questo momento è vitale. Se vuoi rompere l'assedio, iscriviti e partecipa alla GILDA.
In caso contrario ti lascio un consiglio: tieni d'occhio qualche scuola privata, a breve ti servirà.
                                               Nicola Muto (Direttivo Gilda Pavia