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19 novembre2008 La Guzzanti agli studenti: «Bravi, continuate così»Francesco Margiocco Il secolo XIX 19.11.2008 «Venerdì, alla vostra manifestazione a Roma, io c’ero. E so bene che non è andata come hanno detto i telegiornali». Il palazzetto dello sport della facoltà di Scienze esplode in un applauso. Più di trecento studenti, e qualche professore, che ieri hanno sfidato il freddo per assistere alla “lezione” di Sabina Guzzanti. L’attrice e autrice teatrale famosa per le sue imitazioni di Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema ha voluto incontrare gli studenti protagonisti della protesta universitaria. Ha parlato del loro corteo di venerdì, che a Roma ha raccolto studenti da tutta Italia, e li ha invitati a continuare. «Siete forti, andate avanti così. Se i giornali e la tv danno di voi un’immagine distorta è segno che i politici cominciano ad avere paura di voi». La paura è, secondo Sabina Guzzanti, «uno dei tratti fondamentali di questo paese, dove domina la passività, e dove tutto o quasi funziona per paura. È per paura che ai concorsi universitari vincono i più forti, i raccomandati, non i migliori. Ed è sulla paura, e sulla passività, che la classe dirigente ha costruito il suo potere». Senza distinzioni tra destra e sinistra. «Basta pensare alla scuola. Da anni ormai i governi di destra e sinistra la stanno smantellando, con una riforma orrenda». Una ragazza si alza e prende il microfono. «Ho 19 anni - dice - e vorrei fare la giornalista. Ma quando parlo con qualche giornalista, mi sento dire che dovrei fuggire dall’Italia». «Fuggire dall’Italia? Non so se sia una buona idea. Sicuramente non è un’idea che tutti possono mettere in pratica. Anche se - è la provocazione dell’attrice - potremmo organizzare un’emigrazione in massa, mettendoci tutti in fila al confine. Come opera di sensibilizzazione non sarebbe male». Guzzanti si fa più seria alla domanda di un altro studente che le chiede «cos’è che non ti piace e cosa invece ti piace nella legge 133». «Mah. Francamente non mi piace niente. Non capisco come si possa pensare di eliminare dei corsi di laurea soltanto perché hanno pochi studenti. I corsi in “filologia romanza” sparirebbero. La qualità non si misura col numero degli iscritti. Ci sono ottimi corsi di laurea frequentati da pochissime persone». E viceversa. «Per esempio non capisco perché così tanti s’iscrivano a Scienze della comunicazione. Tutta questa attenzione sul comunicare, sulle forme di comunicazione, sulla forma migliore per raggiungere il pubblico, mi sembra fuori luogo. Invece di preoccuparci tanto della forma, dovremmo pensare al contenuto». Si alza un altro studente, iscritto a Medicina, che si scaglia contro la sua facoltà. «Non mi sta dando niente - dice -. I professori lavorano senza passione, molti non hanno voglia di insegnare». Qui Sabina Guzzanti cita un episodio «che mi ha raccontato uno studente come voi. All’Università di Messina questo studente ha partecipato a un concorso. Il concorso era visibilmente truccato. Addirittura, alcuni studenti entravano nell’aula accompagnati ognuno dal suo mentore. Il mentore si sedeva al banco e, al posto dello studente raccomandato, rispondeva alle domande. Finché qualcuno non si è ribellato alzandosi e urlando “Vergognatevi!”. Hanno chiamato la polizia, che ha portato via il ribelle. E l’esame è continuato nella sua messinscena come se niente fosse. Se tutti cominciassimo a ribellarci come quello studente, forse le cose migliorerebbero». Sabina Guzzanti vuole scuotere la sua platea. «Mi piacete - ripete - cercate di non spegnervi nel giro di qualche mese». E se la prende con «la passività degli italiani, a cominciare dai giornalisti», di cui non nutre una grande opinione. «Vi assicuro che nessun telegiornale della Bbc o della tv francese somiglia ai nostri. Compito dei telegiornali dovrebbe essere quello di mettere in difficoltà i potenti, con domande difficili. Da noi i telegiornali servono da vetrina per i potenti. E i giornali non sono meglio». L’informazione in Italia «non esiste». La conferma, secondo Sabina Guzzanti, è in una notizia di ieri: sei dirigenti rinviati a giudizio per i sette morti della ThyssenKrupp di Torino. «Ma l’opinione pubblica - dice Sabina Guzzanti - in questi giorni è tutta concentrata su altri presunti problemi, come l’immigrazione. In un paese governato dalla macrocriminalità sembra che la microcriminalità sia il problema principale». |
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