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LA PROVINCIA PAVESE 17 novrembre 2008 LA NOSTRA INTERVISTA AL MINISTRO GELMINI «Anche le famiglie valuteranno i docenti» BRONI. «Insegnare è una missione, i maestri devono tornare ad essere centro delle comunità come lo sono i medici condotti, i farmacisti. Gli insegnanti del futuro potrebbero essere arruolati direttamente dai dirigenti e valutati per la loro carriera secondo nuovi parametri, compreso il giudizio delle famiglie». Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica istruzione, racconta la sua riforma della scuola e, soprattutto, il dopo riforma elegantemente seduta in un salotto buono e importante di Broni. Quello di casa Abelli, la dimora oltrepadana di Giancarlo, deputato e uomo forte di Forza Italia e di Rosanna Gariboldi, assessore provinciale e donna forte del partito. Ieri sera, però, in versione padrona di casa con a cena un ministro. Da Roma in via Roma, a Broni. Il ministro ieri avrebbe dovuto essere a Pavia: l’atteso incontro sui temi caldi della riforma è solo posticipato. «Verrò a Pavia il prossimo 6 dicembre» precisa. Ieri, però, la donna che scuote la scuola e agita l’Onda della protesta studentesca da Montecatini (dove ha parlato al convegno dei Circoli di Dell’Utri) ha varcato il Po ed è arrivata in Oltrepo. A Broni. Dove è già stata da ministro, ma anche da consigliere regionale. «Qui sono da amici», dice con a fianco sorridenti i coniugi Abelli. Strani incroci della politica. Solo un anno fa a Salice al congresso provinciale di Forza Italia, Giancarlo Abelli era in cattedra. E la Gelmini indossava i panni del coordinatore regionale arrivata trafelata e in ritardo per i mille impegni del momento. Con l’ex assessore regionale a rimbeccarla guascone per il buon umore della platea: «Ehi, Mariastella. Sei in ritardo, voi donne vi fate desiderare anche in politica». Un anno dopo Abelli è a Roma, la Gelmini è ministro. Ma l’esordio è lo stesso: «Mariastella, forza, che la cena è pronta». In via Roma a Broni: «Pensi, abito anch’io in via Roma a Padenghe sul Garda» e lo dice scherzosa mentre porge un presente per l’amica Rosanna. Strani incroci, qui il ministro è proprio di casa. In Oltrepo. Fra 15 giorni ne arriverà un altro a Rivanazzano. Non in casa, ma in teatro per inaugurarlo. Giulio Tremonti, ministro dell’E conomia. Quello che, secondo l’opposizione, stringendo i cordoni della borsa costringe i ministri a far le riforme. Forse si può partire proprio da qui. Ministro, la riforma di nome fa Gelmini, ma di cognome fa Tremonti? Restiamo alle elementari. Il maestro unico... Bene, prevalente. C’è chi prospetta il rischio di rendere troppo univoca e soffocata l’offerta didattica. Lei non ha dubbi in proposito? Ministro, forzo il tema. Ora nel gioco di squadra, gli insegnanti possono colmare deficit o momenti di difficoltà dei colleghi. In futuro che accadrà? Controllo qualità, ci può spiegare? Il voto delle famiglie? Saltiamo all’Università. Pavia rischia qualcosa? Troppi corsi di laurea, ci spiega ministro come farà a tagliarli? Ministro. Però la protesta c’è. A Voghera i genitori hanno persino pagato loro l’impianto voce per gli slogan dei loro figli. Tutti da 7 in condotta? I sindacati sono divisi o è lei che li divide? Stop. Si arriva al congedo. La cena è pronta. Antipasto di salumi, caramelle ripiene per primo, bocconcini di carne con salsiccia per secondo, e, per dolce, il mitico stracchino inglese della signora Rosanna. Vino d’Oltrepo. In casa Abelli. «Giancarlo per me è un riferimento politico e un amico vero» chiude il ministro. Da Roma in via Roma. |
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