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da la Stampa 3 novembre 2008 SETTIMANA CRUCIALE PER BERLUSCONI CHE MEDITA INIZIATIVE A SOSTEGNO DI IMPRESE E FAMIGLIE Scuola, ora protesta anche il Vaticano Università, la riforma slittama solo di pochi giorni. Bonaiuti: “E' seria e necessaria” Ugo Magri ROMA A giudizio di ambienti governativi responsabili, l’ipotesi più realistica è che arrivi rapidamente in porto il solo decreto legge sulle banche. Consisterebbe in un provvedimento di ricapitalizzazione «leggera», volto a non far mancare credito alle industrie di casa nostra stressate dalla recessione e dalla crisi finanziaria. Ma il nodo politico vero riguarda gli interventi per imprese e famiglie. Il Cavaliere è giunto alla conclusione che un segnale va dato, il governo non può starsene a girare i pollici. Poi, certo, i soldi scarseggiano: si tratterà di riforme che non costano, oppure pesano molto poco sulle casse dello Stato. La fantasia dei tecnici si è sbizzarrita nel suggerire proposte. Sul tavolo di Tremonti ce n’è una pila: si va da forme di controllo su prezzi e tariffe, specie nella grande distribuzione, a ipotesi di dilazione per l’Iva che verrebbe pagata (come stava scritto nel programma elettorale del Pdl) al momento dell’incasso. Berlusconi vorrebbe profittarne per correggere certi aspetti controversi della Finanziaria triennale, varata a luglio: capitoli di spesa marginali, sul piano dei numeri, ma grane politiche grosse così. Berlusconi è stato chiamato in causa da «Repubblica» sulla riforma universitaria. Avrebbe deciso di rinviarla per un bel po’, non volendo prestare il fianco a nuove proteste. Bonaiuti, portavoce del premier, è stato tartassato dall’alba di domenica, tutti volevano sapere cosa c’era di vero. Interpellato il Capo, Bonaiuti ha negato ufficialmente lo stop, anzi «il presidente Berlusconi è convinto che l’università abbia bisogno di una seria e profonda riforma, cui sta lavorando il governo». «Repubblica» conferma la sua versione, sfidando Berlusconi a varare la riforma entro questa settimana, come la Gelmini aveva promesso nei giorni scorsi. Facile scommessa, poiché è noto che giovedì il Cavaliere volerà a Mosca in visita di Stato, e venerdì (quando solitamente si riunisce il Consiglio dei ministri) dovrà trovarsi a Bruxelles per il Consiglio europeo. Senza la riforma, i tagli colpirebbero alla cieca. E finirebbero per fare ancora più male.
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