(dicembre 2009) - Le due maggiori Accademie italiane competenti ad occuparsi del problema dello stato di salute della lingua italiana, quella della Crusca e quella dei Lincei, sottoscrivono un documento congiunto, intitolato Lingua italiana, scuola, sviluppo, nel quale si lancia un appello affinché nell'insegnamento e soprattutto nell'apprendimento della nostra lingua nazionale si realizzi una svolta radicale rispetto al progressivo impoverimento che lo caratterizza.
I risultati delle ricerche comparative internazionali IEA e OCSE-PISA non lasciano dubbi, e la gravità della situazione è testimoniata anche dal fatto che non pochi atenei organizzano test d'ingresso di conoscenza dell'italiano scritto e corsi di recupero per chi fa più errori.
Ma l'istruzione universitaria "può sopperire solo in misura limitata a lacune che risalgono agli anni dell'infanzia e della prima adolescenza", puntualizza il documento delle due Accademie, sottoscritto anche dalla Associazione per la storia della lingua italiana.
Per questo gli accademici sollecitano "un deciso rafforzamento dell'italiano nell'insegnamento scolastico", ma insistono soprattutto sull'importanza delle ore dedicate alla lingua italiana, da tenere distinte da quelle riguardanti la letteratura e la lettura dei testi.
Ciò, secondo il presidente onorario dell'Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, non significa affatto che si debbano trascurare le lingue straniere. Al contrario: Sabatini cita la ricerca di un studioso dell'università di Ginevra, François Grin, secondo la quale se gli svizzeri smettessero di essere plurilingui il Pil del paese calerebbe del 10%.
Forse gli insegnanti delle altre materie non saranno tanto convinti...