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Una scuola con i piedi fondati nelle nostre comunità ma con la testa che guarda al di là delle Alpi e del mare

Sfida dell´ Emilia Romagna che si candida a governare un regionalismo non di chiusura e di esclusione. Intervista con il professor Patrizio Bianchi, assessore alla Scuola, Formazione professionale, Università e Ricerca, Lavoro dell´ Emilia Romagna. A cura di Renza Bertuzzi

dalla Gilda degli insegnanti, 02 Agosto 2010

Assessore, lei ha annunciato la decisione dell´Emilia-Romagna di realizzare una legge regionale per ottimizzare le risorse e organizzare il sistema formativo. Si tratta di una sfida alla Lega proprio sul suo terreno?

Il tema che in questo momento ci si propone è dare attuazione alle modifiche al Titolo V della Costituzione, previste dalle legge 3 del 2001. Credo che quando ti trovi davanti a certe sfide, o le affronti o le subisci. C´è già una bozza di accordo tra Governo, Regioni e Province autonome, e l´Emilia-Romagna è pronta ad assumersi le nuove responsabilità che la riorganizzazione in senso federalista dello Stato impone in materia scolastica ed educativa. Abbiamo avviato il percorso che porterà ad una nuova legge. Crediamo nella possibilità di un federalismo attivo e solidale, un processo che sappia cogliere il meglio dalle esperienze del territorio e coinvolga nei processi decisionali i diversi livelli. Ma va ribadita la convinzione che la scuola in tutti i suoi segmenti formativi resta l´asse portante dell´unità nazionale, e che una diversa articolazione delle responsabilità regionali richiede ancora di più l´esistenza di un forte elemento di base educativo e culturale comune all´intero paese.

In quale direzione si intendono attuare le prerogative delle Regioni, oltre alla competenza sulla rete scolastica, già peraltro attribuita dal decreto legislativo n. 112/98?

L´obiettivo è costruire un sistema educativo coerente con il dettato costituzionale in via di attuazione, ma nella consapevolezza che un modello educativo è anche un modello di società. L´Emilia-Romagna pensa al sistema scolastico come ad un ordinamento nazionale, dove le risorse per la funzionamento della scuola, gli organici e le norme per l´accesso degli insegnanti e la loro mobilità rimane di livello nazionale e dove lo Stato detta le norme generali sull´istruzione e i principi fondamentali. Ritengo che le Regioni possano legiferare nelle materie concorrenti e, insieme agli enti locali, organizzare il servizio scolastico sul territorio. Penso anche che insieme saremo in grado di individuare i criteri appropriati per ottimizzare le risorse disponibili, pesantemente decurtate dai tagli lineari praticati dal Governo negli ultimi due anni. Sarà tuttavia necessario che il Governo garantisca il trasferimento degli oneri finanziari corrispondenti al passaggio di competenze.
Alle istituzioni scolastiche autonome spetta invece fornire il servizio formativo. Anche nella nostra realtà il mondo della scuola ha un grande bisogno di riprendere fiducia e speranza in sé stesso, per questo vogliamo valorizzare l´autonomia scolastica, intrecciando l´autonomia delle regole con l´autonomia della responsabilità. Dobbiamo creare una rappresentanza delle scuole autonome, un sistema regionale per una efficace forma di partecipazione che coinvolga tutte le componenti, tra cui certamente i docenti e le famiglie. Occorrerà anche guardare al dimensionamento della rete scolastica, al riparto delle dotazioni organiche e alla semplificazione dell´offerta formativa, che va ripensata in rapporto al territorio, mentre oggi è il risultato di anni di assenza di un disegno complessivo.


L´Emilia-Romagna aveva già una propria legge regionale, la n. 12 del 2003. Quali scelte di quella legge ritiene che si possano riconfermare?

L´impianto della nuova legge a cui stiamo lavorando altro non è che l´evoluzione della legge 12 rispetto ad un contesto che, nel tempo, è cambiato. Il disegno complessivo di riordino allora non c´era, ora invece esiste e dobbiamo tenerne conto.

In questi anni è invalso l´orientamento di considerare la scuola come una risposta alle esigenze del territorio. In che modo lei ritiene di condividere e/o applicare questo principio?

Il percorso di relazione tra sistema di istruzione e territorio ha fatto passi in avanti, ma va meglio inquadrato in una logica di sistema che per noi ha come base l´integrazione dei segmenti formativi. I contesti lavorativi ed economici sono in continua evoluzione, quindi dobbiamo lavorare per creare forme di stabile collaborazione. La scuola deve favorire lo sviluppo di tutte le potenzialità degli allievi e la loro capacità di orientarsi nel mondo in cui vivono, offrendo loro una solida base di competenze pre professionalizzanti per affrontare il mondo del lavoro.

Infine, non crede che un regionalismo, pur se solidale, troppo serrato possa incidere sulla vocazione dell´Istruzione che deve essere - parole del premio Nobel Amartya Senn - la più universale possibile?

L´idea che abbiamo del regionalismo non è di chiusura e di esclusione ma di valorizzazione del dato locale per meglio contribuire a governare un sistema globale. L´Emilia-Romagna si candida perciò a governare questi processi e, possibilmente, ad orientarli. Del resto il nostro sistema regionale è un sistema inclusivo. Condivido le parole del prof. Senn, l´istruzione e la scuola devono fornire strumenti di conoscenza universali.
La scuola è stata per questo paese l´architrave del sistema nazionale, così dovrà continuare ad essere anche in futuro. Una scuola con i piedi fondati nelle nostre comunità ma con la testa che guarda al di là delle Alpi e del mare. Dobbiamo pensare ad una scuola aperta, che trasformi i diritti formali in effettivi diritti di cittadinanza. Per poter richiedere più merito a chi esce dalla scuola abbiamo bisogno di riconoscere più uguaglianza in termini di pari opportunità. La storia di coesione e di sviluppo dell´Emilia-Romagna trova nel nostro fare scuola l´applicazione più coerente e più ampia.